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(CR)  Il cardinale Joan Josep Omella ha commentato la lettera aperta della sorella dell’ex conseller (ministro) Jordi Turull al quotidiano “Ara”. “Non entro in temi politici” ha detto nell’arcivescovado di Barcellona.

In occasione della presentazione del nuovo vescovo ausiliare, i giornalisti hanno chiesto al cardinale della lettera di Isabel Turull. “Ha scritto una lettera aperta, ha il diritto di farlo” e “non me l’ha inviata”. Così Omella ha introdotto il suo breve commento. “Non entro nella politica concreta” ha detto, difendendo allo stesso tempo il diritto ecclesiale di “fare politica globale”.

La lettera di Isabel Turull criticava il sostegno esplicito della Conferenza episcopale spagnola alla monarchia nell’attuale crisi. E tornava a rimproverare che, al contrario, non ci fosse stato alcun gesto verso i detenuti per il “proces” (dopo il referendum indipendentista, ndt): “Nel Vangelo non mi è sembrato di leggere mai che Gesù dicesse ‘visitate i carcerati come se fossi io, ma solo quelli che appartengono alla vostra diocesi”.

Omella ha ripetuto che “normalmente i vescovi visitano i detenuti delle loro diocesi: io l’ho fatto tutta la vita”. Ma che lui non andava in altre diocesi a visitare i prigionieri. Ha anche voluto mettere in chiaro che, in questo caso, “c’è un giudizio in un paese democratico e dobbiamo rispettare le leggi e le sentenze”. Il cardinale ha espresso l’auspicio che “nessuno resti in prigione”. Ha aggiunto che rispetta il diritto di tutti ad esprimersi: “Non discuto i sentimenti di una persona”. E ha ricordato che già tempo fa aveva ricevuto Isabel Turull e che condivide che “tutto ciò è una grande sofferenza”.

Malgrado non sia stato fatto in maniera pubblica, negli ultimi tre anni è emerso che diversi vescovi hanno visitato i prigionieri del “proces”. A Lledoners sono andati almeno Romà Casanova (il penitenziario ricade nella sua diocesi), il vescovo Xavier Novell e l’arcivescovo Joan Planellas. Anche Francesc Pardo di Girona e Jaume Pujol quando era arcivescovo di Tarragona visitarono Puig de les Basses e Mas d’Enric. Risultano anche diverse visite di vescovi ai familiari dei detenuti delle rispettive diocesi, come ha fatto Josep Àngel Saiz con i genitori di Jordi Turull. Anche altri ecclesiastici catalani e rappresentanti di associazioni cristiane hanno visitato i detenuti.

Due anni fa Isabel Turull scrisse un’altra lettera aperta a cui seguì un comunicato della segreteria della Conferenza episcopale tarraconense.

D’altro canto, nella stessa conferenza stampa Omella ha giustificato la nota della Conferenza episcopale spagnola sul re emerito: “Abbiamo scritto una nota al re apprezzando il suo coinvolgimento in quel momento e ricordando il ruolo ricoperto nella transizione postfranchista e dopo il 23 febbraio 1981, quando prese posizione in difesa della democrazia (il riferimento è al fallito tentativo di golpe di Tejero, ndt). Non possiamo dimenticarlo, la memoria democratica e storica va riconosciuta. I giudici dovranno decidere se ha agito bene o no”. Ha aggiunto che la nota si giustifica perché “ci sembrava che come istituzione la monarchia ha contribuito, come pure la Chiesa, in maniera importante al momento della transizione” senza prendere in considerazione le recenti polemiche che hanno visto protagonista la Casa Reale.