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(Laura Mor –CR)  “Stiamo assorbendo la botta e dobbiamo dosare le forze per non mollare”. Carles Sanmartin, coordinatore della Rete d’Associazioni cristiane di Azione caritativa e sociale di Leida, si sta ancora riprendendo. Sabato scorso la Generalitat ha decretato il confinamento della provincia del Segrià, in cui si concentra la metà dei nuovi casi di Covid-19 dell’ultima settimana in Catalogna. Con il ritorno alle restrizioni della “fase 2” tornano i dubbi. Rimane da parte il riposo personale e spirituale che molti avevano progettato per i prossimi giorni. La misura colpisce praticamente tutte le comunità parrocchiali della diocesi di Leida e soprattutto quelle che accompagnano i lavoratori stagionali impegnati nella raccolta della frutta.

“La realtà è complicata e ci trova tutti stanchi” considera Sanmartin. È un sacerdote che in questi giorni aveva previsto di fare gli esercizi spirituali. Tutti hanno accumulato molte settimane di lavoro in situazioni limite. La stanchezza potrebbe presentare il conto ma la ripresa del Covid-19 gli chiede di tornare ad adattarsi. “Spiritualmente ed emotivamente dobbiamo strutturarci bene” sottolinea, cosciente che non si esclude un nuovo confinamento nelle case.

La stessa rete di Associazioni caritative e sociali di Leida ha fatto fronte comune in questi mesi di pandemia. E qualche giorno fa sono stati distribuiti gli 82.271 euro del fondo diocesano tra gli enti che assistono le categorie più vulnerabili nei bisogni essenziali. Tra di loro ci sono i lavoratori della raccolta della frutta che devono far fronte alla crisi economica causata dalla pandemia. Le associazioni della Chiesa che li accompagnano hanno attivato l’allerta antirazzista davanti a quanti li accusano di essere portatori del Covid-19.

Arrels Sant Ignasi Leida, che assiste i senzatetto della città, ha diffuso l’allerta con “Giustizia sociale” dalla “Piattaforma Frutta” di cui fanno parte. Criticano i messaggi razzisti e xenofobi che accusano gli stagionali e gli immigrati per la ripresa del virus a Leida.

Il presidente dell’associazione, il gesuita Roger Torres, ha denunciato ripetutamente le condizioni di degrado in cui vivono gli stagionali. Arrels e la Caritas Leida da anni lavorano per promuovere un atteggiamento ospitale nei confronti di questa categoria di lavoratori. E alla fine della scorsa settimana hanno rilanciato congiuntamente l’appello ai volontari “Leida città dell’accoglienza” chiedendo l’impegno della cittadinanza. Lunedì è stato reso pubblico l’accordo di collaborazione con il Comune per gestire i servizi d’accoglienza e le mense nei padiglioni della Fiera.

Da sabato nel Segrià sono proibiti gli incontri con più di 10 persone. Questo colpisce le celebrazioni, le riunioni e i funerali. Ma anche i centri estivi, che devono rendere più stringenti le precauzioni per prevenire contagi. Restano chiuse le colonie, i campeggi, i campi di lavoro.

Il vescovo Salvador Giménez ha inviato già sabato un messaggio ai sacerdoti per chiedere di prestare attenzione alle misure decise dal Governo della Generalitat che riguardano l’attività ecclesiale. E gli ha ricordato la dispensa della messa domenicale e la necessità di contare su un’autodichiarazione di responsabilità per gli spostamenti all’interno della provincia. Gran parte delle parrocchie hanno sospeso le celebrazioni. Dalla diocesi è stata ripresa l’iniziativa del “Vangelo da casa”.