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(CR) Quattro nuovi martiri catalani e un nuovo venerabile, di tre momenti storici ben diversi: il XIX secolo, la Guerra civile e la violenza militare in America Latina. I cappuccini catalani contano su tre nuovi martiri riconosciuti dalla S. Sede: fra Benedetto di Santa Coloma de Gramenet, fra Oriol di Barcellona e fra Domenech di Sant Pere de Riudebitlles, assassinati a Manresa tra il 24 luglio e il 6 agosto 1936. Dopo il decreto di Papa Francesco che ne riconosce il martirio, i cappuccini preparano la cerimonia di beatificazione che si terrà in Catalogna.

Tra i nuovi beati martiri c’è anche il catalano Josep Maria Gran, missionario del Sacro Cuore, assassinato dai militari nel 1980 in Guatemala. Gran è stato riconosciuto martire nell’ambito di una causa con altre due vittime della difesa dei diritti umani nel Paese centramericano.

Il decreto riconosce anche le virtù eroiche del canonico di Girona Joaquim Masmitjà, fondatore della Congregazione delle missionarie del Cuore di Maria.

I tre cappuccini di Manresa furono uccisi in diversi giorni dopo il 22 luglio 1936, quando il loro convento fu occupato e distrutto. Informati della drammatica situazione, i frati cercarono rifugio in posti più sicuri. Fra Benedetto (Josep Domènec Bonet) nacque a Santa Coloma de Gramenet nel 1892 ed entrò nei frati minori cappuccini nel 1909. Emise la professione solenne nel 1913 e due anni più tardi fu ordinato sacerdote. Fu maestro dei novizi, definitore e guardiano provinciale del convento di Manresa. Quando fuggì trovò rifugio in una casa di campagna chiamata Casajoana, vicino Manresa, che il 6 agosto 1936 fu presa d’assalto da un gruppo di miliziani. Volevano costringerlo a bestemmiare ma il religioso si rifiutò categoricamente. Quindi fu portato nella località chiamata La Culla e vi fu assassinato lo stesso giorno.

Fra Oriol (Jaume Barjau i Martí) nacque a Barcellona nel 1891. Nel 1906 entrò nell’ordine dei frati cappuccini, emise la professione solenne nel 1911 e nel 1915 fu ordinato sacerdote. Insegnò liturgia, ebraico e storia ecclesiastica nel convento di Sarrià e dal 1925 visse a Manresa. Costretto ad abbandonare il convento, il 24 luglio 1936 fu identificato dai miliziani mentre portava la comunione a una clarissa. Portato su un camion appena fuori della città, venne fucilato.

Fra Domènech (Joan Romeu i Canadell) nacque nel 1882 a Sant Pere Riudebitlles, entrò nell’ordine dei frati cappuccini nel 1908, fece la professione solenne nel 1912 e fu ordinato sacerdote nel 1917. Fu inviato in missione in Costa Rica e Nicaragua, dove rimase fino al 1930. Tornato in Catalogna, andò a vivere a Manresa. Dopo aver abbandonato il convento il giorno in cui fu occupato, venne localizzato dai miliziani nella notte tra il 27 e il 28 luglio 1936 e fu fucilato.

Per tutti e tre è stato documentato che al momento della cattura non esitarono a rivelare la propria identità religiosa. Subirono anche una particolare ferocia, sottoposti a torture e maltrattamenti prima dell’esecuzione. I cadaveri dei tre frati furono rinvenuti dalla Croce Rossa. I tre vennero arrestati insieme ad alcuni laici che in seguito furono liberati, mentre solo i tre frati furono fucilati senza alcun processo.

Nel 2015 ci fu già la beatificazione, nella cattedrale di Barcellona, di 26 martiri cappuccini trucidati in Catalogna.

 

Tra gli altri martiri riconosciuti dal Papa venerdì scorso, ci sono diverse vittime della violenza paramilitare in Guatemala negli anni 80, tre religiosi e sette laici. Tra di essi, il sacerdote catalano Josep Maria Gran Cirera, missionario del S. Cuore nato a Barcellona nel 1945 e assassinato a neppure 36 anni nel 1980. Il suo martirio, secondo la S. Sede, si inserisce in una “persecuzione prolungata e sistematica della Chiesa in quanto impegnata nella protezione della dignità e dei diritti dei poveri”. Missionario del S. Cuore dal 1966, dopo un periodo pastorale a Valencia, nel 1975 andò missionario in Guatemala. Fu destinato a Santa Cruz del Quiché e nel 1978 fu inviato alla parrocchia di S. Gaspare a Chajul, una delle comunità periferiche nel nord del Paese, fortemente militarizzata. Il suo lavoro pastorale fu “accanto ai più poveri e agli indigeni, massacrati dal silenzioso genocidio compiuto dalle autorità militari”. L’incendio dell’ambasciata di Spagna in cui morirono 39 persone, in maggioranza agricoltori e alcuni catechisti di Quiché, provocò grande agitazione sociale. Il comandante militare della città lo convocò e lo rimproverò sostenendo che sacerdoti e religiose erano responsabili di quanto stava accadendo a nord di Quiché. Ci furono anche diverse minacce contro sacerdoti e catechisti. Poco dopo, durante un giro missionario, fu avvertito del pericolo che correva ma non interruppe la sua attività pastorale né cambio i suoi piani. Tuttavia cercò di dissuadere, senza successo, il sagrestano che lo accompagnava perché si nascondesse. Domingo del Barrio Batz, laico, sposato e con figli, decise di continuare con lui. Alla fine, quando furono avvertiti da alcuni commercianti che dei soldati li aspettavano nelle vicinanze per ucciderli, padre Gran si inginocchiò per pregare e i due ripresero il cammino. Furono mitragliati alla schiena il 4 giugno 1980.

L’allora vescovo di Quiché, Juan Gerardi, che fu poi esiliato, denunciò con forza questo e altri omicidi: “Non prestate ascolto alle voci che vogliono infangare questi testimoni. Non prestate ascolto a quelli che dicono che bisogna ammazzare i preti perché sono comunisti. Fratelli, no! Parte di questa persecuzione religiosa è la campagna di disprezzo e diffamazione che stanno subendo vescovi, sacerdoti e religiosi, che puntano a creare un clima di sfiducia nel popolo cattolico verso i loro legittimi pastori. Per noi è particolarmente significativa, per le circostanze in cui è avvenuta, la maorte di padre Josep Maria Gran Cirera, rettore di Chajul, ucciso alle spalle”. In seguito Gerardi guidò la commissione di riconciliazione e memoria che si formò in Guatemala. Fu assassinato due giorni dopo la pubblicazione del rapporto conclusivo, nel 1998.

L’ultimo decreto delle Cause dei Santi riconosce anche le virtù eroiche di padre Joaquim Masmitjá i Puig, dichiarato venerabile, passo che apre la strada a una futura beatificazione. Canonico della cattedrale di Girona, fondò la congregazione delle Missionarie del Cuore di Maria, note come “Cordimarianes”. Nacque a Olot nel 1808. Fece gli studi ecclesiastici nel seminario di Girona e nel 1825 ottenne la licenza in diritto civile e canonico. Ordinato sacerdote nel 1834, fu inviato a Bisbal e poi nella parrocchia di S. Stefano di Olot. Promosse specialmente la devozione mariana e si dedicò a insegnare catechismo. A Olot si dedicò ad aiutare le giovani donne che dovevano lavorare nelle fabbriche tessili e dovevano abbandonare gli studi e la formazione religiosa. Comprendeva che le donne dovevano avere un ruolo cruciale come educatrici in tutti i settori della società. Per questo, nel 1848, fondò la Congregazione delle Figlie del Santissimo e Immacolato Cuore di Maria, in seguito Missionarie del Cuore di Maria. Iniziò l’opera incoraggiando sette giovani a dedicarsi all’educazione delle ragazze. Fu vicario generale di Girona e si rifiutò di essere promosso all’episcopato quando per due volte il vescovo glielo propose. Morì nel 1886 per la complicazione delle ferite riportate in un incidente. Masmitja diresse spiritualmente la congregazione e promosse il suo riconoscimento ecclesiastico. Durante la sua vita la congregazione si estese da Girona alle diocesi di Barcellona, Tarragona e Lleida. Dopo essere giunta in Aragona, si aprirono tre case in California nel 1871. Attualmente le Missionarie sono presenti in Francia, Cile, Stati Uniti e Nicaragua e hanno dieci scuole in Catalogna.