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(Macià Grau -CR) Presentato a Tarragona il libro “Amb Poblet al cap i al cor. El pare Bernat Morgades i el seu temps (1911-1963)”, Editorial P. Visions (Con Poblet nella testa e nel cuore. Padre Bernat Morgades e la sua epoca 1911-1963).

Si tratta della biografia di padre Bernat Morgades, primo monaco catalano del monastero di Poblet dal 1835, scritta dallo storico Joan B. Culla. Con l’autore erano presenti l’abate di Poblet, padre Octavi Vilà, e Josep Lluís Carod Rovira, che ha valutato il libro dal punto di vista filologico e ha spiegato l’importanza di padre Morgades nella “storia della Chiesa catalana”. Trattandosi di una figura per molti sconosciuta, l’evento ha suscitato l’interesse di un considerevole numero di persone.

Padre Octavi Vilà ha definito la pubblicazione di questo libro una “sorpresa positiva” che è servita a “recuperare la dignità di questo monaco”. Lo stesso abate ha sottolineato che quest’opera rende giustizia alla figura di padre Morgades e ha ringraziato l’autore per il suo lavoro di ricerca che lo ha portato fino agli archivi dell’Ordine Cistercense a Roma.

Culla ha spiegato che dal punto di vista storiografico in ambito ecclesiastico c’è molta strada da fare: “Ho potuto constatare che a livello catalano mancano biografie di ecclesiastici, come per esempio di arcivescovi o vescovi diocesani. Concretamente, ne mancano molte dell’epoca del franchismo, è strano che nessuno si sia soffermato a studiare alcune figure come quella dell’arcivescovo di Tarragona Benjamín de Arriba y Castro”.

Uno degli elementi che più richiamano l’attenzione nella storia di padre Morgades è che si tratta della prima vocazione catalana dopo oltre un secolo. Dopo la confisca del 1835, nel monastero di Poblet non tornò la vita monastica fino al 1940, con l’arrivo di quattro cistercensi italiani. Fu allora che, proveniente da l’Espluga de Francolí, entrò in monastero padre Bernat Morgades.

Una volta all’interno, padre Morgades svolse un gran numero di incarichi per recuperare il cenobio, come la raccolta di fondi attraverso la divulgazione della sua storia, con conferenze, articoli e libri. Nel 1945 fondò la Fraternità di Poblet, come ha ricordato padre Vilà: “Padre Morgades gettò le fondamenta del lavoro di una Fraternità che ancora oggi è attiva e consente che i laici possano sostenere il monastero”.

Dopo la morte del mecenate di Reus, Eduard Toda, padre Morgades fu la persona chiave nel restauro del monastero. Ma nel 1952, dopo tradimenti interni alla comunità di Poblet e all'Ordine, il visitatore apostolico, l’abate generale dell'Ordine Cistercense Mateo Quatember, punì padre Morgades e lo costrinse a espatriare. Era stato accusato di essere catalanista e separatista e gli proibirono di avvicinarsi a Poblet e celebrare Messa nella diocesi di Tarragona.

Fu mandato in Francia, finché nel 1963 tornò in Catalogna, col desiderio di morire a Poblet. Il libro, ha spiegato l’autore, è stato reso possibile soprattutto grazie “alla perseveranza della famiglia Morgades nel mantenere viva la memoria del monaco, avendo conservato con cura tutta la sua corrispondenza”, oltre alle informazioni trovate negli archivi di Poblet e dell’Ordine Cistercense a Roma.