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(Roger Vilaclara –CR)  “Le residenze non sono i posti migliori per prendersi cura degli anziani”. La Comunità di Sant'Egidio ha presentato questa settimana nuove proposte per promuovere un cambiamento nel modello di assistenza e cura agli anziani. L’obiettivo è fargli trascorrere gli ultimi anni della loro vita a casa.

In conferenza stampa, la Comunità ha spiegato di aver inviato la proposta a tutti i gruppi parlamentari chiedendo la creazione di una commissione nel parlamento della Catalogna per lavorare su questo nuovo modello.

"Una riforma non basta", ha detto Jaume Castro, responsabile della Comunità di Sant'Egidio a Barcellona. La Comunità punta a un nuovo modello "operativo". Un modello che integri l'assistenza sociale e sanitaria nell'assistenza domiciliare “per tutti coloro che ne hanno bisogno”. Castro ha anche sottolineato che il modello dovrebbe basarsi sulla "prevenzione". "Ci sono già molti programmi di emergenza, ma non programmi di prevenzione", ha affermato.

Secondo il responsabile della Comunità di Sant'Egidio, “è giunto il momento di abbandonare l'istituzionalizzazione come spina dorsale della cura degli anziani”. Secondo la Comunità, infatti, la crescita delle malattie “rende insostenibile la crescita del sistema residenziale”.

Tuttavia, la pubblica amministrazione "ha sempre rafforzato il settore delle residenze trascurando le persone che vogliono restare a casa". Un dato che contrasta con quello mostrato da Castro: "L'87% degli anziani vuole trascorrere gli ultimi anni della propria vita in casa".

Riguardo a questa differenza, ha spiegato che, in Catalogna, la percentuale dei posti nelle residenze e quelli di assistenza domiciliare è identica e raggiunge il 4% della popolazione. Invece, "nella maggior parte dei paesi europei", l'assistenza domiciliare è doppia rispetto al numero dei posti residenziali. Così, l'esperienza internazionale dimostra che gli anziani possono trascorrere gli ultimi anni della loro vita a casa.

Ma come si può raggiungere questo obiettivo? Per la Comunità è chiaro che la risposta è aumentare gli aiuti del governo alle famiglie per poter usufruire dei servizi di assistenza domiciliare. Ha anche sostenuto che l'assistenza domiciliare è più economica dell'istituzionalizzazione e ha sottolineato l'importanza "che meritano i caregiver".

Castro ha evidenziato che il nuovo modello proposto richiede "una nuova visione del valore dell’anziano". Si tratta di “costruire una città familiare” dove gli anziani siano integrati nella vita sociale e dove sussista un naturale dialogo intergenerazionale. "Servono programmi proattivi che facciano rete tra giovani e anziani", ha affermato. Un esempio è il programma che la Comunità mette in atto dal 2003. Ha lo scopo di monitorare tutti gli anziani e rispondere all'isolamento “costruendo una rete di solidarietà, amicizia e assistenza”.

Jaume Castro ha ricordato che la Comunità di Sant'Egidio pubblica da oltre 15 anni il libro “Come stare a casa quando si è vecchi”. La pubblicazione riunisce i vari servizi per aiutare le famiglie a tenere a casa gli anziani.

La comunità di Sant'Egidio ha anche chiesto un'azione efficace per ripristinare le visite nelle residenze per anziani. Sebbene siano già permesse in oltre l'85% delle strutture, il problema, secondo Jaume Castro, è "a quali condizioni sono consentite". Ha sottolineato l'importanza dei volontari che visitano gli anziani nelle residenze. In alcuni casi questi incontri non sono ancora consentiti, in altri non sono sufficienti. Per questo motivo si chiede aiuto per l'estate, quando il numero delle visite diminuisce notevolmente. "Non lasciamo soli gli anziani nelle residenze", ha concluso Castro.