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(Laura Mor –CR)  Il nome di Joan Roig i Diggle è stato iscritto nel libro dei Santi. La basilica della Sagrada Familia ha accolto sabato mattina la beatificazione di questo giovane laico, figlio del Masnou. Una celebrazione segnata dall’assenza di alcuni degli amici e dei familiari del nuovo beato a causa delle restrizioni sanitarie per la pandemia. Tutto con lo sfondo del vangelo del chicco di grano, il ringraziamento per la vita di un “giovane cristiano coerente” e la richiesta “che diventi luce del mondo”.

Figlio di padre catalano e madre inglese, il 3 ottobre 2019 papa Francesco aveva approvato il Decreto di beatificazione di Joan Roig. Sabato 7 novembre nella Sagrada Familia si sono riuniti familiari del beato, così come i postulatori e i membri dell’Associazione Amici di Joan Roig. Familiari e amici del Masnou e di Santa Coloma non hanno potuto assistere per le limitazioni dovute alla pandemia. Le reliquie del beato sono state portate fino al presbiterio dove il cardinale arcivescovo di Barcellona Joan Josep Omella le ha venerate e incensate, per poi pregare davanti al reliquiario.

“Dovremmo farlo compatrono dell’apostolato dei giovani a Barcellona” ha detto Omella all’inizio della sua omelia. E ha posto l’accento sulla sua fede vissuta in comunità. Roig fu membro del gruppo “Mar Blava” della Federazione dei Giovani Cristiani di Catalogna e catechista della parrocchia di S. Pietro del Masnou.

Dopo aver ricordato che Roig si mise a lavorare a 14 anni quando suo padre andò in rovina, l’arcivescovo ha segnalato che “l’esperienza lavorativa l’avrebbe aiutato ancora di più a rendersi solidale con i più poveri”. La sorella di Roig raccontava che “Joan commentava a casa con tristezza quanto soffriva quando viaggiava in treno e vedeva come i fuochisti lavoravano duramente per guadagnare un miserabile salario”.

Secondo Omella, il giovane Roig “conosceva la dottrina sociale della Chiesa” perché “nell’Azione cattolica leggevano e studiavano i testi del magistero”. Ha sottolineato che “Joan su impegnato anima e corpo nella lotta per la giustizia, la pace e la solidarietà”. E che era cosciente delle necessità del suo contesto sociale: “Voleva trasformare la società, simile a quella in cui viviamo oggi, ma non con la violenza bensì con il Vangelo”.

Il cardinale ha sottolineato anche che “la sua testimonianza può suscitare in noi il desiderio di seguire Cristo con allegria e generosità”. E ha aggiunto che “Roig può essere un modello di vita cristiana per i giovani e gli adulti della nostra società”. Ha ricordato che morì perdonando i suoi carnefici. Fu ucciso la mattina del 12 settembre 1939 vicino al cimitero di Santa Coloma de Gramenet: aveva 19 anni.

L’arcivescovo ha parlato anche di come “amava la preghiera e cercava sempre un momento della giornata per ritrovarsi solo con Dio”. E del bisogno che aveva di “partecipare all’Eucarestia”. Come pure il momento della cattura, quando “rassicurò la madre” dicendole “Dio è con me”.

La beatificazione, il 7 novembre, è coincisa con i dieci anni della dedicazione della Basilica della Sagrada Familia da parte di papa Benedetto XVI e con la chiusura dell’anno dedicato ai giovani nell’ambito del piano pastorale diocesano.

Con il cardinale Omella ha concelebrato l’ausiliare Antoni Vadell. Erano presenti tra gli altri il nunzio apostolico in Spagna mons. Bernardito Auza, gran parte dei vescovi catalani e l’arcivescovo emerito di Barcellona cardinal Lluís Martinez Sistach.