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(Laura Mor –CR)  “Non succeda mai più”. È il messaggio univoco dei 25 testimoni che hanno partecipato alla Commissione d’accoglienza di vittime di abusi sessuali di casi prescritti, promossa congiuntamente dai Fratelli Maristi e dall’Associazione Mans Petites (Piccole mani). La Commissione ha presentato la conclusione del suo lavoro in una conferenza stampa a Barcellona.

La Commissione, esterna e indipendente rispetto all’istituzione marista, è stata costituita lo scorso 30 gennaio. Ne hanno fatto parte due psicologi e un avvocato. Da marzo a settembre si è svolta la fase di ascolto delle vittime.

Il compito della Commissione è stato quello di “accogliere, ascoltare e valutare le circostanze e gli effetti causati nella personalità” di quanti sono stati sentiti in questo spazio “di riparazione”. In nessun caso si è cercato di “rifare un processo”, ha spiegato l’avvocato Xavier Puigdollers. “Si è ascoltato, non ci sono stati confronti, né prove, si valutava se era plausibile e si è lavorato in base all’esperienza della persona”. Puigdollers ha sottolineato il carattere straordinario di un lavoro congiunto tra l’istituzione in cui si sono verificati gli abusi sessuali e l’associazione di difesa delle vittime. La Commissione ne è il risultato. “Non era mai successo” ha detto l’avvocato.

La psicologa M. Dolors Petitbò ha evidenziato il “lavoro per rompere il silenzio” da parte delle vittime. Un passo previo che ha permesso la creazione della Commissione. Malgrado abbia ammesso che oggi c’è maggiore sensibilità sociale, ha avvisato anche che “non possiamo confidare solo nei protocolli”. Anche se fossero “molto ben fatti”, Petitbò ritiene che “vanno applicati da persone sensibili e coraggiose”.

La psicologa Montserrat Bravo ha applaudito “la generosità e il coraggio” dei testimoni che hanno condiviso il loro caso con la Commissione. “È stato uno degli episodi più dolorosi della loro vita” ha assicurato. Circostanza a cui ha fatto riferimento anche il comunicato dei Maristi in cui “si ringraziano le vittime per il coraggio di aver parlato con i membri della Commissione e per avere raccontato quanto hanno subito”.

Nella nota i Fratelli Maristi hanno spiegato che si tratta di un “processo focalizzato sulla riparazione” e che il fine della Commissione era “assistere le persone che non avevano potuto fare ricorso alla giustizia perché il caso da denunciare era prescritto”. Ricordano che “nel contesto spagnolo, né il sistema giudiziario, né le strutture sociali o della stessa Chiesa hanno sufficienti meccanismi complessivi per assistere le vittime di tali casi” e ammettono che “dare una risposta alle vittime di abusi sessuali prescritti è un dovere morale”.

Petitbò considera “un grande svolta” l’atteggiamento dell’istituzione: “I Fratelli Maristi hanno avuto una chiara disposizione ad ascoltare e riconoscere i danni causati dall’istituzione”. Ciascuna delle 25 persone che hanno fatto ricorso alla Commissione ha ricevuto una lettera firmata dal Fratello provinciale e dal delegato provinciale per la Protezione dell’infanzia dei Maristi in cui gli viene chiesto perdono individualmente. Nella lettera si esprime il riconoscimento delle vittime da parte dell’istituzione, si riconosce anche il dolore e la sofferenza che gli hanno causato alcune persone e che, come istituzione, si è sbagliato.

Il racconto delle testimonianze raccolte va dagli inizi degli anni 60 fino ai primi anni 90. “Trent’anni in cui ci sono stati molti cambiamenti a livello sociale” ha detto Petitbò. La psicologa ha spiegato che nell’ambiente “ci sono molti dettagli che favoriscono e mantengono” situazioni di abusi. Ha descritto il contesto sociale, politico ed educativo al momento degli abusi compiuti tra gli anni 60 e 70, in piena dittatura franchista. Un mix di disciplina educativa e di autoritarismo. Ha spiegato che “l’autoritarismo è lo strumento dell’abusante, che si impone per la carica, per il ruolo o perché è più forte o più capace di manipolare”.

Petitbò ha anche detto che “in qualsiasi situazione in cui si impone il potere scende notevolmente la capacità critica delle vittime”. Dai colloqui è emerso pure che le famiglie facevano “una valutazione positiva del modello educativo marista”. Emerge quindi una prima barriera che frenava la denuncia: “Se sommiamo l’autoritarismo imperante e la totale fiducia delle famiglie nell’istituzione, diventava difficile pensare che ci potesse essere qualcosa di sbagliato”. La stessa “fiducia” c’era all’interno dell’istituzione marista, e portava a una “scarsa supervisione” e alla possibilità di agire “nella totale impunità”.

La psicologa Montserrat Bravo ha denunciato che “non si trattava solo di violenza sessuale durante l’infanzia e l’adolescenza” ma anche di “violenza istituzionale”. Ha parlato della “contraddizione impossibile da assumere” da parte delle vittime quando chi abusava rappresentava la Chiesa come istituzione.

La Commissione ha descritto anche gli strumenti della dinamica abusante. Tra gli altri, l’inganno, la popolarità tra gli alunni, gratifiche e punizioni, l’imposizione del silenzio e la manipolazione della fiducia. Un insieme di azioni che “porta ad avere alcuni alunni sottomessi e desiderosi di essere scelti dall’abusante”. Infine, l’apparente normalità: “Non c’è segnalazione di situazioni anomale perché viene tutto normalizzato da chi commette l’abuso”. Inoltre la vittima, che ha un “senso di colpa”, è incapace di comunicarlo, ha spiegato Petitbò. Allo stesso tempo, “la stessa istituzione in cui si verificano gli abusi è vittima” perché nonostante ci siano “molti professori e fratelli che lavorano bene, anche uno solo che agisce male macchia l’intera istituzione”.

La richiesta dei tre membri della Commissione è stata unanime: “tolleranza zero rispetto agli abusi sessuali” e coinvolgimento nella denuncia. Di fronte a una “esperienza di abuso che lascia sempre il segno” hanno chiesto di stare attenti a qualsiasi indizio, comunicarlo e offrire il sostegno necessario alle vittime.

Montserrat Bravo ha infine sollecitato riforme legislative perché i casi non cadano in prescrizione.