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By Catalunya Religió . Dom 11/09/2022
In Gerasa

Alla fine dello scorso giugno, due italiani mi hanno invitato a cena in un ristorante situato in via Flaminia a Roma. Sono legato a loro da una buona amicizia e da interessi formativi nel campo della psicologia e della spiritualità su cui condividiamo riflessioni e punti di vista. Sono stati trattati anche altri argomenti. Inaspettatamente, una di queste persone ha raccontato le sue esperienze legate a Papa Giovanni Paolo II e, più in particolare, a P. John Magee, segretario personale dei Papi Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. È stato così sollevato anche il tema della morte di Papa Giovanni Paolo I, sulla quale sono state fatte innumerevoli congetture e accuse di avvelenamento, ecc. Ho avuto il privilegio di ascoltare questa persona, lucida e chiaroveggente, a quel tempo giovane e senza una certa rilevanza sociale, che aveva ricevuto informazioni dirette e riservate da P. John.

Riassumo la sua narrazione. Ogni mattina le suore preparavano il caffè per il Papa e lo mettevano molto presto nell'anticamera. Dopo un po', quando la suora vide che il caffè era ancora lì si preoccupò perché non era mai successo che il santo padre non prendesse il caffè. Quindi chiamò subito padre John il quale si precipitò ed entrando nella stanza trovò Papa Luciani morto nel letto, con la luce nella stanza ancora accesa. Immediatamente, padre John chiamò il dottor Buzzonetti, (il medico del Vaticano che seguì diversi papi nel corso del suo mandato), che ne constatò la morte attribuendola ad un infarto. Infarto, che in seguito, fu poi confermato. La storia è semplice e lineare. Anche un membro della famiglia del Papa, forse suo fratello, ha testimoniato che Luciani soffriva di patologie cardiache.

Perché questi eventi sono diventati oggetto di racconti paranoici di omicidi, di avvelenamento, di complotti, di insinuazioni assurde? Se da una  parte ci sono sempre persone disposte a creare queste storie, dall’altra dobbiamo riconoscere che un evento di una portata così grande non fu gestito bene. Il rifiuto delle autorità vaticane di eseguire un'autopsia (nessun papa aveva subito un'autopsia) e una ricomposizione del corpo effettuata in tempi molto brevi hanno innescato dubbi e lasciato troppe domande senza risposta, quando la realtà era semplice e chiara.

Di recente Sanna Mirella Marin, premier finlandese, dopo la sua gioiosa e disinvolta partecipazione a una festa raccontata in un video, è stata accusata di aver assunto droghe. L'opposizione politica e altre parti interessate hanno innescato voci senza alcuna prova. L'obiettivo era quello di danneggiare la sua reputazione. Così lei si è sottoposta volontariamente al test e il risultato è stato negativo. Tuttavia, l'obiettivo era stato raggiunto: oscurare il personaggio.

Se Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I, trasformatosi nel protagonista di un thriller, avesse conosciuto la favola sulla sua morte, non avrebbe smesso di sorridere, come ha sempre fatto in vita.

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