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(CR) Mercoledì sera è morto padre Manel Pousa Engroñat a causa di una embolia cerebrale nell’ospedale della Valle di Hebron dove era stato ricoverato lunedì in seguito al contagio da Covid 19. Aveva 75 anni e viveva in un casale della parrocchia della Trinità Nuova dove da molti anni promuoveva il reinserimento sociale di ex detenuti, attraverso la Fondazione Pare Manel.

Pousa ha fatto sua la causa di Gesù e ha lavorato sempre nelle prigioni, offrendo un tratto personale ai reclusi. Socio di Justícia i Pau, viveva il lavoro nei penitenziari a partire dalla fede e come un “aprire finestre”. Lottatore instancabile per i più vulnerabili, i suoi amici lo ricordano sempre indaffarato e nei suoi spostamenti in moto.

Ultimamente era stato notevole il suo impegno politico con il movimento indipendentista catalano, come pure la sua capacità di coinvolgere nelle sue cause un ampio ventaglio di artisti, con i quali organizzava il festival “Guadagnati il Cielo con Padre Manel”, quest’anno giunto alla 24ª edizione, celebrata online per la situazione sanitaria. I fondi ricavati servivano a finanziare progetti comunitari di azione sociale per bambini e giovani, colonie estive, attività sportive nelle zone popolari e marginali. Progetti promossi da padre Manel da oltre 40 anni nei quartieri di Verdum e Roquetes a Barcellona.

Malgrado avesse sofferto accuse ingiuste (concretamente di aver favorito un aborto, archiviata dopo un’inchiesta dalla Congregazione della Dottrina per la Fede nel 2009 e poi di nuovo da un’indagine dell’Arcidiocesi di Barcellona nel 2011, ndt) era una persona di carattere aperto, amato da tutti. Aveva ricevuto anche, nel 2009, la Croce di Sant Jordi e la Medaglia d’onore di Barcellona.