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(Glòria Barrete –CR)  Il 17 dicembre il Congresso spagnolo ha approvato la legge sull’eutanasia. Una legge complessa, con molti interrogativi e molti dubbi, politicizzata nel dibattito pubblico e criticata dai vescovi che chiedono investimenti pubblici nelle cure palliative e per la “prossimità e l’accompagnamento integrale nella tappa finale della vita”. Ne abbiamo parlato con un politico che si è astenuto, con la direttrice dell’Istituto Borja di Bioetica e con una dottoressa, medico di famiglia a Girona.

“Credo che in questo momento la società non sia pronta per l’eutanasia né che ci sia stato un dibattito sufficiente, condizioni che ritengo fossero molto importanti” afferma Montse Esquerda, medico, direttrice dell’Istituto Borja. Ritiene che tutto il dibattito sia stato veicolato attraverso casi estremi, che dal punto di vista medico non sono stati ben approcciati, e anche che non è stato ben spiegato il concetto di morte degna. “Se chiedi a qualcuno se vuole morire in pace e senza soffrire, ti dirà di sì ma questo si può raggiungere anche con le cure palliative. Se non hai spiegato bene prima che cosa comporta l’eutanasia e fai un sondaggio, non stai facendo domande in senso stretto sull’eutanasia ma stai chiedendo se vuoi morire senza dolore o senza essere intubato in una terapia intensiva”.

Esquerda riconosce che sicuramente la carenza principale di questa legge è che è mancato un dibattito approfondito: “Si è spostato molto il discorso sull’autodeterminazione”. Non c’è stato un dibattito parlamentare eppure non era un tema qualsiasi. Si è creato un immaginario su questo argomento, afferma Esquerda. Questo, sommato al fatto che in Spagna non si muore bene, che c’è molta paura di morire male, che si è molto “tecnologizzato” il fine vita e che c’è molta ignoranza, ha creato tale immaginario collettivo sull’eutanasia. “È vero che ci saranno situazioni eccezionali, specie nell’ambito delle malattie neurodegenerative – ricorda Esquerda – penso che pochi casi, anche facendo tutto bene, rimarranno”. Ma rivendica che si devono cercare soluzioni eccezionali per situazioni eccezionali, non fare dell’eccezione la norma.  Per Esquerda la domanda chiave è qual è la risposta che deve dare la società di fronte alla sofferenza. “La storia dell’umanità è stata come una ricerca per alleviare le sofferenze dell’uomo e per me questa deve continuare ad essere la meta”.

Tutti hanno chiari i casi mediatici portati a esempio quando si parla di eutanasia. Come quelli di persone con la mente lucida ma impediti a fare il minimo movimento. Esquerda spiega però che la gran maggioranza di quanti chiedono l’eutanasia sono persone in condizioni sociali difficili ma affrontabili. “Mi preoccupa che l’eutanasia divenga la via più rapida e facile e non si affronti la sofferenza di questi casi”.

Carme Castro è medico di famiglia da oltre 30 anni. Ha lavorato in contesti rurali e attualmente opera a Girona. Afferma che i medici assistono i pazienti lungo la loro vita, sono presenti nei momenti delle diagnosi e crede che debbano farlo anche al momento della morte. “È un passo in più nella malattia di una persona, dobbiamo esserci”. Riconosce che la medicina ha fatto molti passi avanti. Trent’anni fa la medicina arrivava ai suoi limiti “spesso superando barriere inutili”. Ora, però, ha ben presente il concetto di accanimento terapeutico, vale a dire “possiamo arrivare fin qui”, nonostante ci siano pazienti che pretendono di più anche se affrontano processi irreversibili.

Castro, che ha studiato la legge sull’eutanasia e si dedica a fare incontri sul fine vita, afferma che ci sono studi che dimostrano che l’eutanasia è richiesta dall’1% della società. “È l’eccezione”. Come la dottoressa Esquerda, sostiene che ci sono casi con dolori che non si calmano con nulla, causano molta sofferenza e rendono impossibile resistere più a lungo. “In questi casi estremi esiste la sedazione palliativa, abbiamo molte risorse farmaceutiche, morfine a effetto rapido, potenti ansiolitici”. Protocolli che i medici conoscono e il cui obiettivo è sempre il “benessere del paziente”. Esistono i sistemi di cure palliative con accesso universale. “Se il paziente lo accetta, spesso è possibile morire a casa e senza dolore”. A Girona ci sono quattro equipe di cure palliative e in Catalogna chiunque ne abbia bisogno ha accesso a questo trattamento.

Esquerda ritiene anche che “non occorre solo pensare alle cure palliative ma anche a supporti preventivi, non far pensare che stai condannando la tua famiglia a prendersi cura di te, né che stai ipotecando il futuro dei tuoi figli per pagare le spese necessarie come per esempio adattare la casa. Stiamo parlando di quelle condizioni che ti permettono di vivere bene una malattia grave”. E la legge sull’eutanasia non contempla nulla di tutto questo.

Nelle malattie neurodegenerative il peso delle cure e delle spese è enorme. “Se non c’è un sostegno, non sei libero”. Servono supporti sociali prima della morte. Molti per assistere un familiare sono costretti a prendere un congedo lavorativo o a licenziarsi. “Viviamo in una società in cui avere un familiare a carico rende la vita difficile. Con le attuali condizioni di lavoro chi viene riassunto dopo un periodo lungo di disoccupazione per questi motivi?”. Non si tratta solo di palliativi, affermano in coro Esquerda e Castro: “Devono essere create le condizioni sociali, economiche e familiari che in qualche modo comprendano e integrino la malattia come parte della vita”.

Le due dottoresse denunciano anche l’assenza di dibattito e il fatto che un simile dibattito tra i professionisti sanitari in questo momento “non tira” perché sono oberati da molti mesi di lavoro pesante per la pandemia. Inoltre, sarebbe necessario cambiare il codice deontologico perché “c’è un punto – ricorda Castro – che afferma che non si può agire contro la vita di nessuno e qui è chiaro che l’azione eutanasica è diretta e rapida, non è un trattamento progressivo, mentre il nostro codice ci obbliga ad andare sempre a favore della vita”.

Saranno necessari anche protocolli nelle strutture sanitarie. La legge prevede l’obiezione di coscienza ma anche che il diritto del paziente a vedersi applicata l’eutanasia prevarrà sull’obiezione di coscienza del medico. “È ambiguo. Bisognerà regolarla, come succede con l’aborto” afferma Castro.

“Quello che stiamo facendo in fondo è dare il permesso a una terza persona di causare la morte” spiega Esquerda. Le leggi, poi, hanno un senso pedagogico per la popolazione. Esquerda ritiene che si condizioneranno molte persone a sentirsi un peso per la società. “Stiamo cambiando il modo di percepire socialmente la malattia”.

Gli unici partiti contrari alla legge sono stati VOX e PP, spesso facendosi scudo dei valori cattolici. Castro è contraria alla legge sull’eutanasia ma non condivide le posizioni di questi partiti: “Si è politicizzato un tema umano e di dignità e ritengo grave che i partiti si siano appropriati della parola eutanasia, che significa buona morte: tutti vogliamo una buona morte, una morte degna ma io non voglio che mi ammazzino”.

Joan Capdevila è deputato indipendente di Esquerra Republicana de Catalunya (Sinistra Repubblicana di Catalogna) al Congresso. È stato l’unico deputato del partito di sinistra ad astenersi, per obiezione di coscienza come cattolico. Capdevila afferma che il partito, nonostante il sostegno all’eutanasia, non gli ha fatto pressione e ha rispettato la sua scelta. Tuttavia afferma che la sua posizione sull’argomento “non è quella strettamente ortodossa cattolica né mi sento portatore di alcuna posizione della Chiesa ufficiale” e di avere un profondo rispetto “per chi sceglie liberamente questa posizione così radicale e irreversibile: non sarò d’accordo, pregherò per lui… e lo rispetterò” ed è per questo che non se la sente di proibirla. Il suo dilemma riguardava il modo in cui la legge può assicurare che questa decisione sia pienamente libera e informata. “Devo dire che in alcuni articoli l’intenzione è palese ma con il mio gruppo abbiamo cercato di promuovere un paio di emendamenti e forse quello che ritenevo più importante paradossalmente non è stato accettato da PSOE e Podemos”.

Dice paradossalmente perché l’emendamento chiedeva che l’eutanasia fosse praticata esclusivamente nella sanità pubblica. Malgrado il parere negativo dei partiti di maggioranza, ERC ha ripresentato l’emendamento al Senato e spera che il PSOE lo accetti.

“Rispetto chi è a favore della legge ma nel mio caso il Quinto Comandamento pesa molto. E per quanto ne so, vale anche per i praticanti della religione di Mosè e per i musulmani. Direi che l’approccio trascendente della morte è interreligioso”.