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(CR) La Conferenza Episcopale Spagnola (CEE), presieduta dall’arcivescovo di Barcellona cardinale Joan Josep Omella, ha manifestato la sua contrarietà per i passi compiuti al Congresso dei Deputati per approvare la legge che regolerà l’eutanasia. I vescovi denunciano che la procedura è stata avviata in maniera “sospettosamente accelerata, in tempi di pandemia e di stato d’allerta”. La CEE sottolinea la mancanza di un dibattito pubblico in una questione che considerano di “rottura morale”. I vescovi spingono per investimenti pubblici nelle cure palliative e per la “vicinanza e accompagnamento integrale nella tappa finale della vita”.

Di seguito il testo integrale della nota della CEE

  1. Il Congresso dei Deputati è sul punto di completare l’approvazione della Legge che regolamenta l’eutanasia. La procedura è avvenuta in maniera sospettosamente accelerata, in tempi di pandemia e di stato di allerta, senza confronto né dibattito pubblico. Il fatto è particolarmente grave perché stabilisce una rottura morale; un cambio nelle finalità dello Stato: dal difendere la vita all’essere responsabile della morte provocata; e anche della professione medica, ‘chiamata per quanto possibile a guarire o almeno ad alleviare, in ogni caso a consolare, mai a provocare intenzionalmente la morte’. È una proposta che fa gioco alla visione antropologica e culturale dei sistemi di potere dominanti nel mondo.
  2. La Congregazione per la Dottrina della Fede, con l’approvazione esplicita del Papa Francesco, ha pubblicato la lettera Samaritanus Bonus sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita. Questo testo illumina la riflessione e il giudizio morale su questo tipo di legislazioni. Anche la CEE con il documento ‘Seminatori di speranza. Accogliere, proteggere e accompagnare nella tappa finale di questa vita’ offre alcune linee guida sulla questione.
  3. È urgente promuovere le cure palliative, che aiutino a vivere la malattia grave senza dolore, e l’accompagnamento integrale, pertanto anche spirituale, ai malati e alle loro famiglie. Questa cura integrale allevia il dolore, consola e offre la speranza che nasce dalla fede e dà senso a tutta la vita umana, perfino nella sofferenza e nella vulnerabilità.
  4. La pandemia ha messo in evidenza la fragilità della vita e ha provocato sollecitudine per le cure, ma allo stesso tempo indignazione per la scarsa attenzione verso gli anziani. È cresciuta la consapevolezza che mettere fine alla vita non è la soluzione per affrontare un problema umano. Siamo grati per il lavoro dei sanitari e il valore della nostra sanità pubblica, chiedendone anche un miglioramento e maggiori stanziamenti. La morte provocata non può essere una scorciatoia che per risparmiar risorse umane ed economiche nelle cure palliative e nell’accompagnamento integrale. Al contrario, piuttosto che ricorrere alla morte come soluzione, bisogna investire nelle cure e nella vicinanza di cui tutti abbiamo bisogno nella tappa finale di questa vita. Questa è la vera compassione.
  5. L’esperienza di pochi paesi in cui è stata legalizzata, ci dice che l’eutanasia spinge alla morte dei più deboli. Nell’offrire questo supposto diritto, la persona, che si considera un peso per la famiglia e per la società, si sente condizionata a chiedere la morte quando una legge lo spinge in questa direzione. La mancanza di cure palliative è un’altra manifestazione della disuguaglianza sociale. Molte persone muoiono senza poter ricevere queste cure e possono contare solo su quelle che possono pagarsi.
  6. Con il Papa diciamo: ‘L’eutanasia e il suicidio assistito sono una sconfitta per tutti. La risposta a cui siamo chiamati è non abbandonare mai coloro che soffrono, non arrendersi mai ma prendersi cura e amare per dare speranza’. Invitiamo a rispondere a questo appello con la preghiera, la cura e la testimonianza pubblica che favoriscano un impegno personale e istituzionale a favore della vita, delle cure e di un’autentica buona morte accompagnata dalla speranza.
  7. Chiediamo a chi ha responsabilità nell’adottare tali gravi decisioni di agire in coscienza secondo verità e giustizia.
  8. Perciò invitiamo i cattolici spagnoli a una Giornata di digiuno e preghiera mercoledì 16 dicembre, per chiedere al Signore che ispiri leggi che rispettino e promuovano la cura della vita umana. Invitiamo tutte le persone e le istituzioni che lo desiderino a unirsi a questa iniziativa.

Ci affidiamo a Santa Maria Madre della Vita e Salute dei malati e all’intercessione di S. Giuseppe, patrono della buona morte, nel suo anno giubilare.