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(Laura Mor –CR) Le clarisse della fraternità di Vilobí d’Onyar da una settimana cuciono mascherine. Le ore che dedicavano abitualmente a preparare il pane per l’Eucarestia, ora le dedicano a infilare ago e filo. Glielo ha chiesto Pilar Pina, delegata della vita consacrata della diocesi di Girona. Come direttrice della Clinica Bofill di Girona, che in questi giorni si dedica ad assistere malati di coronavirus, subito ne ha compreso la necessità.

“Non possiamo fare niente altro a parte pregare e cuciamo le mascherine con tutto il cuore e con tutta l’anima” spiega suor Clara Fernández. È una delle undici sorelle di questa fraternità della comarca della Selva. La comunità ha accettato l’incarico con l’umilità che le caratterizza.

Le confezionano con ritagli di abbigliamento e tessuti che avevano in magazzino. Alcuni anni fa una delle consorelle aveva fornito una fabbrica di Girona di lenzuola e trapunte. Le mascherine non serviranno direttamente al personale della clinica ma la direttrice del centro sanitario che le ha chiesta fa da tramite e si incarica di distribuirle come prima protezione tra la popolazione più bisognosa.

“Prima che fosse decretata l’emergenza sanitaria, ci avevano detto che non avevano né mascherine né risorse” spiega Clara Fernández. Così ha fornito loro un campione e, poco a poco, tre consorelle ne hanno già fabbricate un centinaio. Tutte a mano. Con la crisi del coronavirus, la comunità è passata da preparare le forme eucaristiche, che vengono distribuite dal Centro di Pastorale liturgica di Barcellona, a cucire mascherine.

“Facciamo quello che possiamo” aggiunge la suora clarissa Mercè Ruiz. La chiamata l’ha bloccata a metà del Rosario. In questi giorni hanno chiuso la foresteria e pregano a porte chiuse, seguendo le indicazioni delle autorità sanitarie. Alcune cuciono mascherine e tutte raccomandano la crisi sanitaria a Dio. È il loro quotidiano. “Lo viviamo con molta pace e preghiamo molto per questa situazione” dice suor Mercè.

Suor Clara considera da Vilobí d’Onyar che cosa avrebbe fatto la fondatrice delle clarisse: “Santa Chiara avrebbe fatto lo stesso, cercare di collaborare nel miglior modo possibile, soprattutto con le persone che non hanno tanti mezzi, e pregare”. Spiega che “è ciò che fece quando Assisi fu invasa: pregò con tutto il cuore e con tutta l’anima perché il Signore proteggesse la città e i suoi concittadini”. Ritiene anche che “avrebbe pregato molto per gli scienziati che stanno cercando di lottare contro questa malattia”. Ed è quello che fanno loro oggi: “Cerchiamo di alleviare i bisogni e di mettere molta passione nella preghiera per chiedere la protezione e l’aiuto di Dio, sia spiritualmente che a livello scientifico”.

Ora si parla molto di bene comune e di tenere in conto gli altri. In questo stile di vita, nella fraternità, l’ordine delle clarisse è ben addestrato: “Vediamo che quello che cerchiamo di vivere ogni giorno, nei momenti di crisi importanti, è il modo in cui dovremmo vivere tutti”. Suor Clara considera positive le iniziative e dimostrazioni di generosità sociale di cui vengono a conoscenza: “Grazie a Dio, la fraternità si sta manifestando: ogni giorno arrivano notizie di persone molto solidali”. Tra i tanti esempi possibili, quello della comunità di clarisse di Badajoz. Hanno replicato la stessa idea e hanno iniziato a cucire mascherine per i senza tetto.

“Dalla Caritas hanno chiesto che facessero mascherine come le facciamo noi”. Materiale che fanno arrivare “a tutta questa gente che a volte neppure vediamo” conclude suor Clara. “Tra il poco di molte persone e il molto di tante altre riusciremo a superare questa situazione, se Dio vuole”.