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(CR)  Una delle caratteristiche che rendono Barcellona una città unica è la sua diversità religiosa e culturale. I dati lo dimostrano, visto che attualmente nella città metropolitana ci sono oltre mille comunità religiose di 27 confessioni diverse. Per questo motivo dal 2016 l’Associazione Unesco per il dialogo interreligioso (AUDIR) organizza la Notte delle Religioni. Un’iniziativa più viva che mai, come ha dimostrato la presentazione avvenuta sabato mattina nel Monastero di Pedralbes.

All’evento ha partecipato Khalid Ghali, commissario del Dialogo interculturale e Pluralismo religioso del Comune di Barcellona, che ha ricordato proprio la pluralità esistente in città e ha sottolineato l’importanza di promuovere il dialogo tra tutte le religioni: “Non sono solo fedi ma rappresentano anche un enorme capitale culturale. Tutte offrono spunti e pensieri indispensabili, e perciò è molto importante che ci sia un dialogo che ci permetta di costruire uno spazio comune di convivenza e condivisione”.

Montse Castellà, presidente di AUDIR, ha sottolineato che l’obiettivo della Notte delle Religioni, con tutte le conferenze e le attività organizzate, punta ad “aiutare la cittadinanza a conoscere più approfonditamente tutte le religioni che convivono in città, a favorire il dialogo tra i rappresentanti delle varie comunità e a promuovere i valori della cultura della pace”.

Infine, Yvonne Griley, direttrice generale degli Affari religiosi della Generalità della Catalogna, ha ringraziato le associazioni per il lavoro che rende possibile questo evento, il suo primo atto in presenza dopo la sua nomina a giugno.

L’evento inaugurale della sesta edizione della Notte delle Religioni, che si è svolta tra sabato 18 e domenica 19 settembre, è stata la tavola rotonda sul tema “Diversità e cittadinanza”, moderata dal giornalista David Casals. Vi hanno preso parte Josep-Lluís Carod-Rovira, filologo e scrittore, e Laila Karrouch, scrittrice e infermiera, che hanno riflettuto sulle sfide di una società in cui ancora ci sono molti pregiudizi e stereotipi che spesso diventano causa di discriminazione. Discriminazione vissuta in prima persona da Karrouch, che ha portato diversi esempi della disinformazione esistente tra i cittadini, favorita, in parte, dagli stessi mezzi di comunicazione: “Stanno emergendo giornalisti che ci trattano come antiquate e sottomesse e vogliono insegnarci come vivere. La mia sfida è essere rispettata, e se voglio girare con il velo, me lo metterò senza chiedere il permesso a nessuno”.

Per Carod-Rovira una delle soluzioni passa attraverso l’istituzione della materia di cultura religiosa nelle scuole, che “ci aiuterebbe a comprendere dove siamo, e ci consentirebbe di non essere così ridicoli”.

D’altro canto, questo aiuterebbe anche i ragazzi che vengono da altri paesi: “Possono avere pratiche e valori diversi e così non si sentirebbero troppo chiusi nelle loro tradizioni”. La chiusura, ha detto lo stesso Carod-Rovira, è ciò che fa sì che molte persone vivano la propria religione con paura e di nascosto, ed è per questo motivo, ha ricordato, che “non abbiamo bisogno di notti ma dobbiamo vivere lo spirito della Notte delle Religioni 365 giorni all’anno”.

Tuttavia, i media non sono gli unici a dover migliorare: “Ci sono tre categorie che hanno bisogno di più formazione negli aspetti basilari delle religioni: i politici, i giornalisti e il sistema educativo in generale” ha spiegato lo stesso Carod-Rovira. Parlando della sua esperienza in ambito politico, ha rimarcato l’ipocrisia di alcuni leaders che dimostrano quotidianamente la loro ignoranza di cultura religiosa: “Veniamo da una tradizione in cui le formazioni politiche conservatrici hanno una certa tendenza confessionale mentre in quelle di sinistra si manifesta una certa tendenza antireligiosa un po’ puerile. Ho visto politici che fanno pubblicamente gli auguri ai musulmani per l’inizio del Ramadan ma poi non dicono Buon Natale perché non gli piace”.

Alle attività della Notte delle Religioni hanno partecipato una quarantina di realtà religiose di Barcellona.