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(Lucia Montobbio -CR) Il fatto di rimanere confinati ha intensificato la preghiera durante il Ramadan. Questa sera, da finestre e balconi, la comunità musulmana guarderà il cielo per sapere se la luna è nuova. Se così fosse, significherebbe la fine del Ramadan. Altrimenti, terminerà sabato. In ogni caso, si celebrerà con datteri, dolci, preghiere e telefonate ad amici e familiari. Ci sarà anche chi continuerà un digiuno volontario di sei giorni. Tutto ciò rimanendo

Mohammed Halhoul, portavoce del Consiglio islamico e culturale della Catalogna, spiega che per questo finale di Ramadan “gli imam invieranno preghiere e auguri attraverso le reti sociali, per fare arrivare ai fedeli, e daranno anche consigli per affrontare i giorni successivi”. Sottolinea che è necessario ricordare che la preghiera conclusiva di questo tempo si può fare a casa da soli o in famiglia, “l’unica cosa che mancherà sarà il sermone, necessariamente legato alla presenza di un imam e di una comunità radunata in un centro di culto, tutto il resto si può fare malgrado il confinamento”.

“Questa è una festa che segue il calendario lunare, il Ramadan tiene presente questo movimento fisico, è in relazione alla posizione che abbiamo nel sistema solare, a partire da qui calcoliamo in quali giorni la connessione con l’universo arriva a un punto spirituale topico” spiega Houssain Labrass, islamologo e presidente dell’Istituto teologico di studi islamici a distanza.

La luna è protagonista “perché determina la notte del destino in cui si ricorda la rivelazione del Corano, perché ogni giorno, il nostro digiuno inizia prima che il sole sorga e prosegue fino a che non torni ad apparire la luna, perché mette in pausa il ritmo del nostro quotidiano e perché segna l’inizio e la fine del Ramadan”.

Sia la notte del venerdì o quella del sabato, anche il primo giorno dopo il Ramadan si celebra con grande emozione.  Lo spiega Khadija Ftah, membro di Euroarab: “prima dell’arrivo di questo giorno ci siamo preparati, abbiamo pulito a fondo la casa, abbiamo pensato ai vestiti che ci piace indossare, l’abbiamo pianificato, preparato e cucinato dolci da offrire a chi viene a farci visita. Quest’anno sarà strano, perché nessuno verrà a trovarci. Di fatto, ieri io e mia sorella ci domandavamo per chi stavamo cucinando e alla fine abbiamo deciso di cucinare per noi” racconta ridendo. E continua: “Di solito ci muoveremmo, mangeremmo datteri, andremmo a pregare nella moschea e poi continueremmo a festeggiare con una colazione in ritardo, con pasticcini e te, visitando amici e familiari e ricevendoli a casa. Quest’anno – conclude – pregheremo a casa, ci godremo i nostri dolci e faremo molte telefonate e videoconferenze. Il confinamento ha unito molto le famiglie perché abbiamo comunicato più che mai”.

Infine, ci saranno alcuni che dopo questo giorno di pausa nel digiuno riprenderanno questa pratica. Halhoul spiega che si tratta di sei giorni in cui alcuni fanno digiuni volontari, di seguito o a giorni alterni: “Serve da transizione, per ricordare da dove veniamo senza troncare di colpo. Usciamo da un mese di virtù, di bontà, di rigenerazione, di sfide e dobbiamo mantenere un atteggiamento positivi, che dimostri i benefici che abbiamo ottenuto, fedeli a quanto abbiamo conquistato malgrado la difficoltà dei tempi di pandemia che abbiamo vissuto”.

Vivere da reclusi, conclude Labrass, ha avuto pro e contro e sottolinea che la conseguenza più positiva si è verificata sul piano spirituale: “Quando preghi solo, a casa, senza stare davanti a nessuno, sei più onesto con te e con Dio, non devi apparire, puoi entrare in una introspezione più sincera”.