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(Lucía Montobbio -CRMohammed El Ghaidouni, presidente dell’Unione delle comunità islamiche in Catalogna, spiega come la comunità musulmana si è preparata al Ramadan, iniziato questo venerdì, in tempi di isolamento. La famiglia e le nuove tecnologie saranno grandi alleati in questi giorni. Inoltre, dal confinamento nasce un’opportunità di riflessione e di lavoro personale. D’altra parte, raccomanda di rimanere a casa e astenersi dal partecipare a qualsiasi evento e si mostra preoccupato per l’aumento delle persone vulnerabili.

Come vi siete preparati?

È un Ramadan molto particolare e speciale. Per la prima volta nella storia noi musulmani lo celebreremo a casa, senza riunirci la sera per rompere il digiuno o durante il giorno per pregare nelle moschee. Malgrado ciò, è anche un’opportunità per tornare in famiglia, di convivere con il nucleo familiare, di celebrare il mese sacro con figli, fratelli, moglie. È un’esperienza nuova. D’altronde, il messaggio che stiamo passando ai membri della nostra comunità è che l’aspetto sociale del Ramadan, sebbene non si possa celebrare nelle moschee, non sarà disatteso. Cambieremo solo il modo di farlo. Le comunità si sono organizzate per continuare a fare l’iftar (il pasto serale che rompe il digiuno) collettivo riservato ai più bisognosi, facendolo arrivare a domicilio.

In che modo?

Abbiamo censito le persone più indifese e a partire da lì ci organizzeremo per fargli arrivare gli alimenti necessari a casa. Sono persone che vivono sole, o che sono rimaste senza compagnia per via del confinamento e che non possono celebrare in famiglia. La cosa più importante è potenziare l’assistenza sociale, consolidarla, e portarla avanti in modo diverso. Invece di andare al luogo di culto per condividere, ora siamo noi a spostarci nei domicili.

E la dimensione spirituale come l’affronterete?

In modo differente. Stiamo lavorando per trovare modalità diverse che ci permettano di raggiungere ugualmente l’obiettivo del Ramadan. La spiritualità si deve elaborare in modo intimo, individuale, e poi si può condividere in famiglia o con le persone con cui siamo confinati, se c’è la possibilità.

Gli imam come si sono accordati sul modo di celebrare il Ramadan?

Siamo in contatto e abbiamo elaborato un documento che risponde ai dubbi più frequenti e dove suggeriamo consigli e pratiche concrete che i musulmani possono adottare. In tal modo possiamo anche informare i fedeli su come possono celebrare il mese, giorno per giorno. Ci sono anche consigli su come programmare le trasmissioni in diretta, attraverso Youtube, Facebook, Zoom, Skype… tutte le piattaforme che ora facilitano una comunicazione rapida, con i membri della comunità.

Ci sono differenze con le persone che sono esentate dal digiuno?

No, le eccezioni sono le stesse. Ciò che determina l’eccezione è la persona che si senta incapace di digiunare in questa situazione; ed è molto importante anche consultare il medico se non ci si sente bene. Dipende molto dalle persone. La pandemia riguarda solo la dinamica comunitaria del digiuno. Per il resto, rimane tutto uguale per anziani, donne incinte, uomini o donne malati.

Qual è il ruolo dei giovani come protagonisti delle reti social?

La nuova generazione della comunità musulmana è molto attiva, inoltre ha mezzi che altri non hanno, come il dominio della lingua e dell’informatica. Sempre più spesso notiamo che apportano punti di vista interessanti su temi religiosi cruciali. Si organizzano tra loro e propongono conferenze, dibattiti, incontri. È un fatto importante che ci rallegra.

Il confinamento potrebbe terminare a maggio e il Ramadan sarà ancora in corso: continuerete a celebrarlo da casa?

Sì, il consiglio è questo. Inoltre, la riapertura sarà graduale, non credo che ci potremo riunire subito in grandi gruppi. Non tornerà tutto normale in 24 ore. Anche il ritorno alle moschee sarà graduale e così contribuiremo a ridurre il rischio di contagio o di ricominciare. Quello che stiamo passando non è affatto facile.

Da questo Ramadan cosa si può imparare?

È un’opportunità per il credente di tornare a riflettere sul modello di vita che conduce. Sembrava che sapessimo tutto, che avessimo tutto, che nessuno potesse nulla contro di noi. Tanta tecnologia, tanta scienza… ma alla fine, tutto si è fermato di fronte a un virus invisibile. Ora abbiamo la sfida di pensare allo scopo di questa vita, la creazione dell’universo, il perché delle creature, dove andiamo, qual è il fine di tutto questo. Domande che ci aiuteranno a relazionarci con il creatore, con Allah. La preghiera e l’adorazione al nostro creatore saranno importanti in questi giorni di isolamento.

All’inizio del confinamento eravate preoccupati per le sepolture. Dopo oltre un mese ci sono altre preoccupazioni?

Per quanto riguarda le sepolture, i comuni hanno risposto bene e siamo soddisfatti. Alcuni non avevano terreni disponibili perciò abbiamo allargato la richiesta a livello di “comarca”. In tal modo abbiamo avuto risposte soddisfacenti. Oltre a questo, la preoccupazione della comunità musulmana è quella di tutti i cittadini. Ogni volta che il confinamento si allunga, colpisce di più la gente, più famiglie finiscono in condizioni di vulnerabilità, restano senza lavoro o reddito. Vediamo che non possiamo arrivare a tutti e abbiamo bisogno di altro sostegno per l’assistenza sociale.