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(Laura Mor –CR) “Ripetere è una delle cose che mi rende più triste” diceva l’artista di Girona Domènech Fita. Autore di un vasto repertorio di opere religiose, è morto lunedì 9 novembre a 93 anni. Fita ha cercato che ogni suo pezzo “servisse e fosse utile” a uno scopo sociale. E molte delle sue creazioni hanno avuto una vasta eco pubblica.

Tra queste il Cristo Morto della Cattedrale di Girona; il pavimento del portale della Sagrada Familia, con l’incisione dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme; il S. Benedetto di Montserrat; l’abate Oliba di Vic o, nella stessa città, la cripta e il sepolcro di S. Antonio Maria Claret.

Nato nel 1927 a Girona, Domènech Fita i Molat paragonava l’arte alla parabola dei talenti. “Fita è stato uno degli ultimi innovatori dell’arte religiosa” sottolinea Anton Maria Vilarrubias, claretiano e amico personale dell’artista, descrivendolo come “una persona coerente, profonda, chiara”. In lui “non c’era posto per la superficialità”.

“Era un uomo di convinzione religiosa indiscutibile” aggiunge Vilarrubias. “È stato sempre un uomo di fede, teneva la persona di Gesù al centro della sua vita”. Nel 2017 Papa Francesco lo aveva insignito della Croce pro Ecclesia et Pontifice.