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(Glòria Barrete –CR) Il lockdown ha modificato molte cose che sembravano intoccabili. Una di queste è la didattica a distanza, da casa. Si è fatta per oltre due mesi non senza complicazioni, equilibrismi e il classico dibattito sul pagamento delle rette delle scuole “concertate” (la scuola concertata è un sistema simile alle paritarie italiane ma con parziale finanziamento pubblico, ndt). Perché devo pagare la retta mensile se mio figlio non va a scuola? Una domanda dilagata come un incendio in molti istituti e che ha causato seri problemi economici. Qual è la situazione? Le scuole concertate sono davvero con l’acqua alla gola come affermano da tempo? Ne parliamo con Modest Jou, direttore generale della Fondazione educativa dei Domenicani dell’Annunciazione Padre Coll – Fedac che gestisce 24 istituti in Catalogna.

“Qualche giorno fa con alcuni compagni facevo un parallelismo con le tristi immagini di George Floyd steso a terra e il momento che stiamo vivendo come scuola concertata” spiega, chiedendo scusa per il paragone. “Il momento che vive la scuola concertata ricorda quei minuti di agonia che non è riuscito a superare”. Il sistema, afferma, non si rende conto che “al di là della visione ideologica che ciascuno può avere e va rispettata, ci sono già alcune conseguenze che possono essere gravi a breve termine per molte scuole, prima per quelle più piccole o di quartiere e poco a poco per tutte le altre”.

La scuola concertata “si trova in quei momenti in cui è passato Floyd: un’amministrazione che tiene il ginocchio sul collo e non si accorge delle conseguenze che può avere per il sistema educativo catalano”. Jou ritiene che tale sistema sia “sottovalutato e insufficientemente finanziato” e che alcune correnti politiche “sbagliano a pensare che la scuola concertata sottrae soldi alla scuola pubblica”. Il sistema educativo catalano si fonda all’incirca sul 60% di scuola pubblica e sul 40% di scuola concertata. Un sistema che secondo Jou ha fornito “una risposta importante in un’epoca segnata dall’immigrazione e dalle sfide dell’integrazione nel nostro paese”. Grazie sia alla scuola pubblica che a quella concertata. Un fatto “che non è stato abbastanza valorizzato”.

Ora, invece di partire da una valutazione positiva per fare un piano migliorativo affinché le due reti si integrino in modo equo, si è creato quello che Jou definisce “un discorso imperante per andare contro la scuola concertata come se questa, invece di aggiungere valore al sistema, se ne approfittasse”. Occorre, conclude Jou “un modello di finanziamento equo, mettere fine a quella specie di imposta indiretta che pagano le famiglie della scuola concertata e costruire un sistema educativo diversificato, pubblico e di qualità”.