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(Jordi Llisterri-CR)  “Non avevamo vissuto niente di simile dai tempi della Guerra Civile, senza messe”. Così ha cominciato don Josep Maria Turull il saluto della prima messa vespertina nella cripta della Sagrada Familia di Barcellona, ricordando il commento di un anziano. L’ingresso nella fase 1 o 0,5 di tutta il territorio della Catalogna (Il governo spagnolo ha differenziato su base territoriale l’allentamento delle limitazioni per l’emergenza sanitaria, ndt) ha permesso di riprendere il culto in tutte le diocesi e nella capitale catalana, dopo la ripresa parziale della scorsa settimana. È rimasta esclusa solo Girona, dove la diocesi ha imposto prudenza e non si riprenderà il culto pubblico fino al 30 maggio, per Pentecoste.

Non è stata una guerra, e sono stati solo due mesi, però si vede chiaramente che le cose non sono come prima. Gel idroalcolico all’ingresso e all’uscita, cartelli con istruzioni e indicazioni della capienza massima, volontari che indirizzano le persone e fanno cambiare posto, indicazioni sui banchi su dove è possibile sedersi, cestini in cui poter depositare le elemosine… e tutti con la mascherina (eccetto un fedele). Ci abitueremo.

È iniziata così la prima messa vespertina nella parrocchia della Sagrada Familia come nella maggior parte delle parrocchie di Barcellona. Secondo l’arcidiocesi, la maggioranza ha ripreso lunedì 18 le messe negli orari consueti. In generale scarsa la presenza delle messe di primo mattino, quelle frequentate abitualmente dalle persone che vanno a lavorare, e più sostenuta nel resto della giornata. Senza assembramenti né problemi di capienza. Ma con tanta gente che aveva voglia di tornare a messa.

Mantenere l’orario delle celebrazioni ha significato uno sforzo per molti sacerdoti, costretti a lasciare i cappellani più anziani in confinamento. L’arcidiocesi prevede che questo sarà più problematico nel fine settimana. Molte parrocchie offriranno qualche messa in più, almeno finché l’affluenza sarà limitata a un terzo dei posti. Questa prima settimana sarà di prova. Poi si vedrà quando la capienza salirà al 50%.

In generale si è registrato un abbassamento dell’età media dei partecipanti. Alla Sagrada Familia pochi fedeli anziani. E così è stato nella maggior parte delle chiese. Come ha detto don Turull, “c’era desiderio di Eucarestia” ma anche prudenza e buon senso delle persone anziane.

La stessa parrocchia della Sagrada Família ha vissuto in prima persona le gravi conseguenze della pandemia. Il Covid si è portato via il sagrestano dei fine settimana e uno dei direttori dei canti. Durante la messa sono stati ricordati al memento dei defunti. Il parroco ha anche chiesto di essere informato sugli altri fedeli da raccomandare. E soprattutto che di essere avvisato di qualunque necessità della gente del quartiere. “Bisogna che tutti ne possano uscire” ha ribadito Turull, in mezzo a una crisi sociale appena iniziata. E a questo sì che non dovremmo abituarci.

Tra i parrocchiani si è vista soddisfazione per la messa ritrovata in parrocchia, iniziata un po’ in ritardo per consentire le confessioni. Il resto dei sacramenti e delle celebrazioni arriveranno solo più avanti. E sfortunatamente bisognerà cominciare dai funerali.

Il commiato del primo giorno è stato un po’ lento. Molta gente non si vedeva da giorni. Ma sempre in ordine e mantenendo le distanze. I volontari si erano riuniti in precedenza per dividersi i turni della settimana. Tutto via whatsapp. Non c’è da preoccuparsi dunque per il fatto che le chiese possano essere un luogo di contatto eccessivo. Sono tutti molto consapevoli della necessità di adottare le misure necessarie.

Per il momento, alla Sagrada Familia non saranno celebrate le due messe internazionali che si facevano in basilica nel fine settimana. Le liturgie si terranno nella cripta e, se sarà possibile, il 19 giugno è prevista la prima celebrazione diocesana in basilica. Tuttavia ciò che ha portato questo lunedì è che tutto lo spazio della Sagrada Familia è tornato ad essere uno spazio perché ci si potesse incontrare. Ad essere nient’altro che una parrocchia. Come in tante altre messe che finalmente si sono potute celebrare per la prima volta nelle zone uscite dal confinamento più stretto.