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Fotografia: Catalunya Religió.
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Un pannello recupera la memoria dell'antico recinto protestante del Cimitero di Sant Andreu, uno dei cinque spazi identificati a Barcellona

"Questo è il cimitero di Sant Andreu che ricordo, piccolo e triangolare, ignoravo che ce ne fosse un altro. Qui venivano sepolti protestanti, ebrei, massoni, anarchici, repubblicani, non battezzati, e rappresentava, in definitiva, uno spazio di inclusione. Una dimostrazione che il popolo evangelico accoglie tutti". Così, proprio davanti alla porta murata dell'antico cimitero protestante di Sant Andreu e tra tombe in ebraico e con citazioni bibliche, ha spiegato Noemí Cortés, presidente della Istituzione Biblica Evangelica di Catalogna —istituzione riconosciuta dalla Generalitat con il Memorial Cassià Just— e autrice dello studio sugli antichi recinti funerari protestanti di Barcellona, il significato dello spazio recuperato questo lunedì al Cimitero di Sant Andreu di Barcellona.

L'atto di presentazione del progetto di recupero della memoria degli antichi recinti protestanti dei cimiteri di Barcellona si è celebrato nella cappella del cimitero ed è stato presentato da Miquel Trepat, direttore generale di Cementiris de Barcelona. Durante la giornata è stato inaugurato un pannello situato all'antica porta d'accesso al recinto protestante di Sant Andreu, uno spazio di memoria che spiega il passato di questo luogo e ne recupera la presenza nella storia della città.

L'iniziativa ha permesso di documentare cinque spazi legati a sepolture protestanti nei cimiteri barcellonesi, tra cui ci sono Sant Andreu, Poblenou, Montjuïc e Sant Gervasi. La ricerca vuole recuperare una memoria che, col passare del tempo, era rimasta nascosta, specialmente in quei casi in cui gli antichi recinti sono fisicamente scomparsi.

Una storia segnata dalla separazione

Durante il XIX secolo, diverse disposizioni legali stabilirono la separazione delle sepolture in base alla confessione religiosa. I recinti destinati ai protestanti dovevano rimanere distinti dai cimiteri cattolici e, in molti casi, disponevano di accessi propri. "Tutte le regolamenti finiscono per dire la stessa cosa: cimiteri in luoghi separati dal cimitero della città e porte indipendenti", ha spiegato Cortés.

Questa separazione non era solo fisica. Il commissario delle Relazioni Cittadine e Diversità Culturale e Religiosa del Comune di Barcellona, Richard Sánchez Jiménez, ha sottolineato che "la differenza religiosa diventava una frontiera fisica e simbolica". Per questo ha inserito il recupero degli antichi recinti all'interno di una politica più ampia di memoria cittadina. "Non è solo una storia religiosa, ma anche una storia sociale e cittadina di Barcellona", ha affermato.

 “la differenza religiosa diventava una frontiera fisica e simbolica”

La situazione, come ha spiegato Cortés, iniziò a cambiare durante la Seconda Repubblica, quando vennero rimosse le separazioni confessionali e i cimiteri divennero comunali. Con la dittatura franchista, tuttavia, vennero ripristinate le divisioni precedenti. "Quando inizia la dittatura franchista ritornano le vecchie muraglie, le separazioni e le porte indipendenti", ha ricordato Cortés.

Cinque recinti che tornano a essere visibili

La ricerca di Cortés iniziò grazie a una ricerca nella sua comunità, la più antica di Catalogna, e alla localizzazione di una vecchia mappa in cui era identificato un recinto protestante. "Non avevo nessuna evidenza che lì ci fosse un cimitero", ha spiegato. Da quella scoperta, la ricercatrice ha ampliato la documentazione fino a identificare altri spazi che erano stati praticamente dimenticati.

L'obiettivo del progetto è precisamente tornare a rendere visibili questi spazi. "Effettivamente recuperare la memoria storica e dare visibilità alla società", ha riassunto Cortés. In alcuni casi sono stati localizzati mappe e registri di sepolture; in altri, restano solo indizi documentali che permettono di ricostruirne l'esistenza.

Uno degli esempi è il Cimitero di Montjuïc, dove è ancora conservata la sezione protestante e dove è stata installata una targa che permette di identificarla all'interno dell'insieme del cimitero. Al Poblenou, invece, l'antico recinto scomparve con le trasformazioni successive del cimitero, mentre a Sant Gervasi la ricerca documentale ha permesso di recuperare la localizzazione di un antico spazio protestante.

Recuperare anche la memoria delle persone

Il progetto non vuole solo ricordare gli spazi fisici, ma anche le persone che vi sono state sepolte. Ramon Bassas, direttore generale degli Affari Religiosi della Generalitat di Catalogna, ha sottolineato che "qui non ci sono sepolti solo protestanti, ci sono sepolte persone, con nomi, con storie, con biografie".

“I protestanti siamo gli obliati dell’ultima memoria storica”

Nella stessa linea, il segretario generale del Consiglio Evangelico di Catalogna, Guillem Correa, ha considerato che recuperare questi spazi è una questione di memoria collettiva. "Questo atto di memoria è un passo nella giusta direzione", ha affermato. Correa ha ringraziato particolarmente il compito di indagine perché, come ha sottolineato, "se non avessimo avuto il supporto della ricerca, della ricerca ben fatta, probabilmente saremmo arrivati più tardi". Infatti, Correa ha posto speciale enfasi sul fatto che il popolo evangelico siano "gli obliati dell'ultima memoria storica" perché "non abbiamo ricevuto nessun atto di riparazione per essere stati feriti, maltrattati, lasciati in disparte e dimenticati".

Il recinto di Sant Andreu recupera la sua storia

In questo contesto, l'installazione del nuovo pannello al Cimitero di Sant Andreu ha un valore particolarmente simbolico. Situato all'antica porta d'accesso al recinto protestante, il pannello racconta la storia di questo spazio e permette ai visitatori di riconoscere una parte del cimitero che per anni aveva smesso di essere identificata come protestante.

Sánchez Jiménez ha definito la memoria come "un'idea di riconoscimento, di riparazione e di costruzione" e ha sottolineato la necessità di conoscere questa storia per comprendere meglio la città attuale. "Parlare del passato significa sapere che c'è un momento di ripetere gli stessi fatti", ha avvertito.

Il recupero del recinto di Sant Andreu permette anche di mettere in rilievo la sua funzione come spazio di accoglienza di persone di differenti confessioni e convinzioni. La descrizione di Cortés —protestanti, ebrei, massoni, anarchici, repubblicani e persone non battezzate— mostra la diversità di persone che potevano trovarvi sepoltura.

 “La storia dei protestanti è anche la nostra storia”

Per Bassas, questo recupero è anche un'opportunità per spiegare che la presenza protestante in Catalogna ha una storia più lunga di quanto spesso si conosca. "Non è un'esperienza che inizia ora, da quattro giorni", ha affermato, ma una realtà con un volume storico particolarmente rilevante dal XIX secolo.

Correa ha rivendicato allo stesso modo che questa memoria faccia parte del racconto generale del paese. "La storia dei protestanti è anche la nostra storia", ha sottolineato. In questo senso, il progetto vuole essere un primo passo per continuare a identificare e segnalare spazi che sono rimasti fuori dal racconto patrimoniale abituale.

La giornata si è conclusa con la volontà di continuare questo compito di recupero. Il nuovo pannello di Sant Andreu trasforma l'antica porta d'accesso al recinto protestante in un punto visibile di memoria e permette di recuperare, all'interno dello stesso cimitero, la storia di una comunità che per decenni ha dovuto seppellire i suoi morti in spazi separati. Questo sabato, nell'ambito della Notte delle Religioni, una visita guidata al Cimitero di Montjuïc permetterà di conoscere un altro degli antichi recinti protestanti recuperati dal progetto.

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