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(Josep Lligadas) Mia moglie, Mercè, lo ripete da diversi giorni e io mi permetto di copiarle l’idea e di spiegarla qui. M’incoraggia soprattutto quello che ha detto Carme Forcadell (l’ex presidente del Parlamento catalano condannata a 11 anni e 6 mesi di reclusione per sedizione, ndr) una settimana fa in un’intervista a Catalunya Radio: “Non abbiamo avuto empatia con le persone che non sono indipendentiste e che forse non si sono sentite trattate giustamente”. Penso che queste parole sono state la cosa più brillante che ho sentito negli ultimi due anni. Perché, al di là di tutto, la capacità di comprendere che la propria posizione non è l’unica possibile, né l’unica corretta, né l’unica democratica, è fondamentale affinché il dramma che stiamo vivendo si possa risolvere.

Grazie dunque a Carme Forcadell. E a partire da qui spiego l’idea della preghiera. La preghiera onesta è, senza dubbio, uno spazio chiave per la creazione di empatia. Davanti a Dio uno è obbligato a essere sincero, a riconoscere i limiti delle proprie proposte, a riconoscere quello che è stato fatto male, a voler rimanere aperto alle proposte altrui, a comprendere che cosa cerca l’altro e che cosa propone.

Dunque, si tratterebbe di riunire un gruppo di uomini e donne cristiani, tra i quali ci sia chi vuole l’indipendenza della Catalogna e chi è contrario, e cercare di preparare insieme una preghiera alla quale invitare chiunque voglia parteciparvi. Con un duplice obiettivo, che penso abbia ogni preghiera: da un lato, metterci davanti a Dio presentargli le nostre preoccupazioni e speranze e chiedergli la sua grazia per uscire dallo stallo in cui ci troviamo; dall’altro, sentirci chiamati e spinti a fare tutto ciò che è possibile da parte nostra per sbloccare la situazione.

Ma c’è dell’altro. Lo sforzo di preparare questa preghiera, ancor prima di farla, sarebbe di per sé una gran cosa perché obbligherebbe il gruppo organizzatore a confrontare le rispettive opinioni su quello che sta succedendo, i desideri e le preoccupazioni di ciascuno, i motivi di tali desideri e preoccupazioni. È prevedibile che questa confluenza di visioni e lo sforzo di trasformarle in una preghiera comune non sarà affatto facile, né si potrà allestire in quattro giorni. Addirittura potrebbe risultare impossibile. Ma senza dubbio sarà valsa la pena il solo fatto di averci provato.

Usciremo dal vicolo cieco in cui ci siamo infilati solo con buona volontà politica. Da parte indipendentista credo che la cosa più importante sia che vada crescendo l’atteggiamento espresso da Carme Forcadell. E da parte non indipendentista ritengo che la cosa più importante sia far emergere una proposta con la quale offrire una possibilità concreta di strutturazione politica della “plurinazionalità” della Spagna, proposta che Pedro Sanchez (premier facente funzioni, ndr) avrebbe già dovuto fare e non ha fatto, e che neppure Ada Colau (sindaco di Barcellona, ndr) fa perché ha paura di scontentare i suoi sostenitori indipendentisti, mentre l’unico che per ora sembra aver realmente voglia di farlo è il partito di Iñigo Errejon (Podemos, ndr) ma anche questo è da vedere. Penso che fare questi passi da parte di entrambe le posizioni sia abbastanza semplice per potersi sedere e parlare per vedere quali strade si possono aprire.

Dunque, con questa prospettiva, penso che sarebbe un ottimo stimolo per spingere in questa ricerca di una via d’uscita il fatto di metterci insieme davanti a Dio credenti di diverse posizioni e visioni. Io penso a Santa Maria del Mare come un posto particolarmente adatto per questo incontro di preghiera. Non so bene perché ma me lo immagino così. Però, ovviamente, prima è necessaria la preparazione. E come primo passo, bisognerebbe che qualcuno con sufficienti carisma e contatti prendesse l’iniziativa.