Sònia Sapena, eremita: “El desert ens situa en una dimensió de fe, esperança i amor”

Voleu rebre les notícies?

Subscriviu-vos al butlletí gratuït

Per saber-ne més

(Arquebisbat de Tarragona) En l’inici del temps de Quaresma, l’equip diocesà de Joventut de la diòcesi de Tarragona ha organitzat una nova edició del Set de Déu (7d10), un espai de formació i testimoni adreçat a joves majors de 17 anys que, a causa de la situació sanitària, s’ha fet de manera telemàtica. En aquesta ocasió, divendres, es va convidar a la germana Sònia Sapena, eremita des de fa més de deu anys l’Ermita de la Mare de Déu de la Consolació de Gratallops, al Priorat, un dels primers indrets de l’arxidiòcesi en acollir aquest carisma eclesial.

Després de la presentació a càrrec de Joan Àguila, delegat diocesà de Joventut, i de la germana Isabel Górriz, delegada diocesana per a la vida consagrada, la germana Sònia va compartir amb els participants la descoberta de la seva vocació, la seva experiència de desert i pregària, i com ho està vivint després de l’esfondrament de part de la teulada de l’eremitori on residia fins al moment.

Responent a la pregunta que encapçalava l’activitat ‘Ser eremita en ple segle XXI?’, la germana Sònia va manifestar que ser eremita a dia d’avui té sentit perquè “tota vocació és per als altres i nosaltres ens sentim en comunió amb la creació, amb les persones i amb l’Església”. “Entrar en el desert”, va afegir, “és una crida de l’Esperit. És absurd retirar-se sol o sola en un indret sinó hi ha una dimensió de presència de Déu. És l’Esperit que condueix l’eremita a endinsar-se en aquest desert que no és un espai físic sinó l’àmbit propici de trobada amb el Senyor i d’escolta de la seva Paraula”.

L’eremita també va compartir com s’estructura el seu dia a dia. “En el meu dia a dia hi té molta importància la dimensió litúrgica i la pregària del cor i del silenci feta en l’adoració eucarística que és on visc la presència real del Crist. Aquesta vessant de pregària la combino amb el treball intel·lectual i manual”, va explicar. El seu testimoni va anar acompanyat d’una breu estona per a compartir en grups.

Antonio Spadaro presenta l'edizione italiana del "Dizionario Bergoglio" del filosofo catalano Francesc Torralba

Voleu rebre les notícies?

Subscriviu-vos al butlletí gratuït

(CR) È stata presentata in Italia sui canali social delle Edizioni Terra Santa l’edizione italiana del libro di Francesc TorralbaDizionario Bergoglio - Le parole chiave di un pontificato”. All’incontro, introdotto da Roberta Russo, editor della casa editrice che ha pubblicato il volume, e moderato dalla vaticanista del Tg3 Vania De Luca, hanno partecipato padre Antonio Spadaro, gesuita, direttore di La Civiltà Cattolica, autore della prefazione, e lo stesso autore, docente di filosofia contemporanea all’Università Ramón Llull di Barcellona, dal 2011 presidente del Consiglio per la diversità religiosa della Generalitat de Catalunya e consultore del Pontificio Consiglio della Cultura. [VIDEO]

“Il sottotitolo le definisce ‘parole chiave’ ma a ben guardare si nota che non si tratta di singole parole quanto di formule – ha spiegato De Luca – soprattutto in tre ambiti: dialogo, fragilità e perdono”. Ci sono poi i neologismi, tipici del “gergo” del Papa, parole come balconear, martalismo, primear. E locuzioni che sono ormai entrate nel linguaggio consueto: da “Alzheimer spirituale” a “globalizzazione dell’indifferenza”, da “colonizzazione ideologica” a “cultura del provvisorio”. “Una formula che apre al mondo – ha detto De Luca – ma oltre che alle parole occorre guardare ai gesti, alle scelte e alla fisicità come elemento di comunicazione. Anche nel silenzio, come per esempio ad Auschwitz”.

"Cosa non facilissima"

Torralba ha saputo scegliere le “parole chiave” dai vari discorsi del Pontefice “cosa non facilissima – ha sottolineato Spadaro - perché bisogna scegliere le parole giuste. Il Papa ‘torce’ il linguaggio, fa riferimenti colti, usa neologismi”. Il direttore di Civiltà Cattolica ha fatto riferimento al “testo che cito nella prefazione, del 1999, quando l’arcivescovo Bergoglio parlò a un’associazione cristiana di imprenditori. La sua preoccupazione era il processo di svuotamento delle parole, lasciate senza peso, che non si ‘fanno carne’. A quel punto Cristo non è più una persona ma un’idea. Il Papa ha il terrore che le parole si sviliscano. In lui non c’è verbosità, in modo che non ci siano buchi nel discorso dogmatico: per lui il linguaggio è vita. Arriva a dire che l’omelia è un ‘contesto amniotico’, che dà vita. Non un linguaggio che definisce, dunque, ma un ambiente vitale che fa crescere”.

Altra caratteristica del linguaggio di Bergoglio è quella di essere “radicalmente pastorale”. Non un linguaggio “poetico, fatto di belle parole ma senza contatto vitale. Ha radici vitali energetiche, con un legame molto forte tra corpo e parola. Il Papa si torce fisicamente al ritmo della parola. La sua autorità non si esprime mai in maniera statuaria e il libro evita che le parole restino fisse, statiche”. Un concetto ripreso successivamente rispondendo alle critiche di chi accusa il Papa di non essere teologicamente preciso: “Ho avuto modo di seguire l’evoluzione del linguaggio di Bergoglio che inizialmente, negli anni ’70, era complesso e poi si è semplificato quando divenne pastore. La precisione che si richiede da Francesco è quella della tomba. Ma lui è pastore, condividere fede e vita non vuole dire stilare comunicati stampa. L’obiettivo è creare un incontro, ricorrendo al linguaggio ordinario, comprensibile”. Per questo da una parte l’“uso del gerundio è fondamentale, come per s. Ignazio”. Dall’altra, Bergoglio fa della lingua “un uso disinvolto ma efficace. Pensiamo ai neologismi, come quando a Napoli disse che la corruzione ‘spuzza’. Non è un professionista della comunicazione ma è se stesso e nel suo linguaggio esprime la sua esperienza. Il libro di Torralba ci aiuta a cogliere le radici profonde del linguaggio di Bergoglio”.

"Ho cercato quelle essenziali"

Ma come è nata l’idea di questo libro? “Non è stato un facile da fare” ha spiegato l’autore. Bisognava riprendere “concetti chiave della costruzione del linguaggio, nelle udienze, nelle encicliche, nelle esortazioni. Ho cercato quelle essenziali. Magari ce ne sono altre che non sono nel libro però quello che ho scritto l’ho trovato in moltissimi testi con le stesse parole ma con significati diversi”. Torralba è rimasto colpito dalla chiarezza: “Espressioni che si fanno ascoltare anche dai miei amici laici, arrivano. Globalizzazione dell’indifferenza, per esempio, ha valore non solo per chi crede ma anche per chi è fuori o ai margini della fede. Mi sembra una straordinaria novità”. Un Papa che “arriva molto fuori della Chiesa e questo per me ha un legame con l’uscire fuori da se stessi”. Il segreto dunque è “arrivare alle persone con parole che non esistevano. Claustrofobia esistenziale o schizofrenia esistenziale non esistono in un vocabolario filosofico, né teologico o clinico ma si fanno capire”. Senza dimenticare che nel “gioco del linguaggio ci sono tre elementi: parole, gesti e silenzi. Il libro è uno zoom sulle parole ma è difficile riflettere sulle parole senza gesti e silenzi. Con la corporeità la comunicazione diventa totale”.

Torralba è stato infine sollecitato a esprimersi su quanti criticano il messaggio sociale del Papa: “Meglio la critica dell’indifferenza – ha detto - perché l’indifferenza è non ascoltare, non vedere, non leggere. La critica corretta nasce dalla lettura di tutto il testo, non di una parola. Ed è importante anche con il contesto. È diverso un discorso in aereo o un’esortazione o il silenzio ad Auschwitz. Altre critiche sono aprioristiche, solo perché una cosa viene dal Papa si critica. A volte nelle mie lezioni faccio leggere un testo del Papa senza dire che è del Papa. Per esempio il tema del paradigma tecnocratico. Tutti sono d’accordo poi quando scoprono che lo ha scritto il Pontefice sono stupiti: ‘non ci posso credere, è impossibile...’. È una posizione aprioristica e occorre saper fare la differenza tra le critiche”.

 

 

L’Església pel Treball Decent assenyala que “ara més que mai” és moment de crear ocupació digna i sostenible

Voleu rebre les notícies?

Subscriviu-vos al butlletí gratuït

(Càritas Catalunya) Amb el lema ‘Ara més que mai, treball decent’, les entitats promotores de la iniciativa eclesial pel treball decent centraran els seus esforços, aquest any 2021, a assenyalar que ha arribat el moment d’adoptar polítiques i compromisos en favor de llocs de treball dignes, sostenibles i inclusius.

La pandèmia ha agreujat la ja difícil situació del món de la feina i ha revelat els límits de la feina mercantilitzada. El model de relacions laborals actual no assegura a milers de treballadors i de treballadores accedir a una feina decent que permeti atendre necessitats bàsiques com arribar a final de mes, conciliar la vida laboral i familiar, l’accés a l’habitatge, la seguretat i salut laboral o el confort energètic, la participació social, etc.

Drama laboral

Més de sis-centes mil persones van perdre la feina el 2020. Un drama que afecta 3,7 milions de persones. Amb més intensitat entre les dones i els joves. La taxa d’atur femenina és del 18,3%, davant el 14,2% de la masculina, mentre que tres de cada quatre llocs de treball a temps parcial són ocupats per dones (74,4%). La desocupació juvenil a menors de 25 anys a Espanya ja és del 39,6%, mentre que la mitjana de la Unió Europea se situa al voltant del 15,7% (EPA 2020).

El total d’ingressos de les persones assalariades ha caigut un 12,7% (1r semestre 2020), a causa de la reducció de les hores treballades i les pèrdues d’ocupació. Crida l’atenció que el 16% dels treballadors rebi una remuneració per sota el salari mínim (OIT).

Especialment intenses són les conseqüències per a la població més vulnerable, que té vuit vegades més atur que la resta, presentant un índex d’atur del 73% i un accés a la feina precària i discontinu. Hi ha 7,8 milions de persones (el 16% de les famílies) en llars on el sustentador principal no té un mínim d’estabilitat en l’ocupació, sense oblidar que 615.000 persones han de conformar-se a viure de l’economia informal (FOESSA).

Ara més que mai, treball decent

Per això, la iniciativa Església pel Treball Decent (ETD) considera que és urgent abordar aquesta situació en què ens trobem, especialment entre les dones i els joves. Aquesta serà la principal prioritat en la reflexió i en l’acció de la iniciativa durant 2021 i que tindran la seva màxima expressió en la convocatòria del Primer de Maig i de la Jornada Mundial pel Treball Decent, del 7 d’octubre, dies claus en el seu quefer per a la promoció de la dignitat de la feina.

Amb el ministeri pastoral

A més, ETD actualitzarà els seus materials de sensibilització i informació per seguir promovent l’adhesió de parròquies, col·lectius i institucions a la iniciativa. En aquest sentit, pretén avançar en el diàleg amb els membres de la Conferència Episcopal Espanyola, particularment amb el bisbe de la Pastoral del Treball, per compartir mirades, preocupacions i estratègies que segueixin animant la prioritat de la feina decent enmig de l’acció pastoral de tota l’Església.

Montserrat Martínez: “Per a mi La Salle és com estar a casa meva”

Voleu rebre les notícies?

Subscriviu-vos al butlletí gratuït

(La Salle) Parlem amb la Montserrat Martínez, Administrativa de La Salle Santa Coloma de Farners. La Montserrat fa 16 anys que forma part de La Salle.

Quina és la teva funció a La Salle?

Podríem dir que soc la porta d’entrada a l’escola tant per a les famílies com per qualsevol persona que arribi al nostre centre. Tant telefònicament com presencialment, dono tota mena d’informació. Els facilito una mica la tasca d’omplir papers o de vegades només volen que els escoltis. Aquesta seria la tasca més propera i després la més feixuga, la que és purament administrativa, paperassa i més paperassa. Entrar alumnes a les diferents plataformes o arxivar documentació tant d’alumnes com del personal de l’escola, preparar papers que em demana el secretari o contestar algun email demanant informació. En període de preinscripció m’encarrego de tots els tràmits. Faig els tiquets del menjador i també vaig a buscar nens i nenes que venen a buscar o acompanyo els més petits si arriben després de l’hora d’entrada perquè han anat al metge o fer algun tràmit.

El teu dia a dia al centre s’ha vist afectat per la pandèmia? Com?

Sí, molt. Quan vam estar confinats va ser pitjor perquè tot, absolutament tot, era via email o telèfon. Hi ha coses que millor es fan cara a cara, però he de dir que totes les famílies es van adaptar molt bé a fer telemàticament totes les consultes i omplir papers i enviar-los per correu electrònic. Ara que ja tenim l’escola oberta és millor, encara que no puguin accedir al centre els podem atendre a la porta. Hem posat una taula ben gran que ens fa una mica de barrera i de taulell.

Explica’ns una anècdota que no oblidaràs mai.

Anècdotes hi ha moltes, de bones i de dolentes. Això és el que passa quan estàs de cara al públic i com li passa a tothom tenim dies més bons que d’altres. Potser el dia que va aterrar un helicòpter del SEM al pati de l’escola per atendre un alumne va ser molt impactant, per sort no ha hagut de venir cap dia més.

Continua la frase: “Per a mi La Salle és….” Com estar a casa meva, m’hi trobo a gust i sé on està quasi tot…si està guardat on toca (riu).

Cristianisme i Justícia analitza el “shock pandèmic”

Voleu rebre les notícies?

Subscriviu-vos al butlletí gratuït

(CR) La pandèmia de la COVID-19 ha generat un xoc social, polític i econòmic global de conseqüències encara imprevisibles aguditzant els problemes d’un món desigual, polaritzat i ambientalment inviable. El centre d’estudis Cristianisme i Justícia acaba de publicar ‘El shock pandèmic’, quadern del doctor en Relacions Internacionals i membre de l’àrea social del centre Oscar Mateos. El quadern es presentarà aquest dimarts 23 de febrer amb un diàleg en què l’autor estarà acompanyat per Carme Colomina, periodista i investigadora del CIDOB, i Imanol Zubero, professor de sociologia de la UPV/EHU. L’acte es retransmetrà en aquest enllaç.

En aquest quadern Oscar Mateos ens situa davant l’impacte d’una crisi sanitària que, malgrat que suposa un risc que ens iguala a tots, posa de relleu, al mateix temps, com n’arribem a ser, de desiguals. Perquè els seus efectes no han estat els mateixos per tothom: la mortalitat i l’impacte social ha sigut molt més elevats als barris més empobrits de les grans ciutats i als països amb infraestructures sanitàries febles. I la bretxa de gènere també s’ha incrementat. 

És per això que l’autor considera que la crisi de la COVID-19 “no s’ha d’entendre com un punt d’inflexió, sinó com un fenomen que aprofundeix i accelera unes dinàmiques i transformacions que ja s’han anat configurant des dels anys vuitanta amb l’exaltació globalitzadora en la seva versió neoliberal, i que, des de la crisi financera del 2008, s’han manifestat amb una més gran virulència”.

L’horitzó possible

El que ha fet la pandèmia, considera Mateos, és posar de manifest una doble dificultat que ja estàvem experimentant: “la dificultat d’interpretar el present i la dificultat d’imaginar un futur esperançador” i espera que “aquest esdeveniment simultani i global que estem vivint ens porti a una més gran conscienciació social i política del fet que no hi ha horitzó possible sense una superació del model actual”.

Per això dedica bona part del quadern a aprofundir en els aprenentatges que ens està oferint la pandèmia i que hauríem de tenir en compte: adonar-nos que el treball pel bé comú i les cures és el que sosté la vida; prendre consciència de la vulnerabilitat, l’empatia i els límits en contraposició a l’actual cultura de l’excés; la securitització i militarització com a estratègies innòcues, interessades i contraproduents; la necessitat de la cooperació i la solidaritat internacional; i l’aspiració a protegir els béns públics i comuns globals com a principal horitzó de referència.

Finalment, l’autor analitza els diferents escenaris postpandèmics, sense saber quin d’ells és el més plausible: el del replegament i retrocés democràtic; el del canvi estètic i lampedusià, però sens dubte insuficient per abordar els reptes de present i de futur, o un tercer, el de l’impuls a noves formes alternatives d’estar al planeta que facin compatible l’economia, la vida i la democràcia.

Però la reflexió que ens presenta Oscar Mateos en aquest quadern no es queda aquí, sinó que acaba amb una invitació a “convertir la por i el desassossec en un projecte col·lectiu transformador i il·lusionant”. Mateos fa una crida a la resiliència i a la presa de consciència social i política per emprendre tots els canvis que necessitem. Canvis que situa en “un trànsit urgent del jo al nosaltres, en un món profundament interdependent i ecodependent”.

L’autor

Oscar Mateos és doctor en Relacions Internacionals. Professor de la Facultat de Comunicació i Relacions Internacionals Blanquerna-Universitat Ramon Llull. Membre de l’Àrea social de Cristianisme i Justícia. Ha publicat en aquesta col·lecció: Àfrica, el continent maltractat (n. 137), Canvi d’època. Canvi de rumb? (n. 186) i De la “tragèdia” al “miracle”? L’Àfrica subsahariana en el nou context multipolar (n. 193).

Neix la Càtedra Jean Monnet per a la integració fiscal

Voleu rebre les notícies?

Subscriviu-vos al butlletí gratuït

(U. Abat Oliba CEU) La seu de la Representació de la Comissió Europea a Barcelona va acollir dimarts la presentació de la nova Càtedra Jean Monnet en Integració Fiscal a la UE (EUFIS), de la Universitat Abat Oliba CEU (UAO CEU). L’acte va comptar amb la participació del director de la Representació de la Comissió Europea a Espanya, Francisco Fonseca, que ha subratllat la seva satisfacció pel naixement d'una càtedra dedicada a la integració fiscal: “és el pas que ens falta”, ha expressat.

Per part seva, el rector de la UAO CEU, Rafael Rodríguez-Ponga, s'ha referit a la vocació europeista de la universitat que dirigeix i al fet que la nova càtedra permetrà "aprofundir en els estudis internacionals".

Finalment, el director de la Càtedra EUFIS, Juan Corona, ha defensat la pertinència d'escometre una harmonització fiscal entre els estats europeus, de manera que la divergència entre sistemes impositius no generi "distorsions" en el funcionament del mercat únic. En aquest sentit, ha argumentat que l'harmonització és necessària perquè "no pot ser que hi hagi moviments de capitals motivats per les diferències en els règims de fiscalitat".

Corona considera que han de ser les institucions les que agafin les regnes del procés d'integració. L'experiència demostra que la dinàmica del mercat "no harmonitza per si sola" la fiscalitat dels diferents països membres. "Han d'intervenir les institucions europees". I, a parer seu, han de fer-ho no a través de recomanacions sinó d'una forma imperativa: mitjançant l'aprovació de directives, encara que ha reconegut que l'aprovació d'una norma d'aquest rang sobre la matèria comporta grans dificultats.

Càtedra Jean Monnet

La nova càtedra s'associa al segell 'Jean-Monnet', en haver l'Education, Audiovisual and Culture Executive Agency (EACEA), de la Comissió Europea, entre les 1447 sol·licituds vàlides rebudes.

A través d'aquesta Càtedra, la UAO CEU desenvoluparà activitats de recerca, docència i divulgació de temes relacionats amb la Unió Europea. Durant els pròxims tres anys, comptarà per a això amb finançament procedent de fons competitius europeus, obtinguts en la convocatòria Erasmus+ d'activitats Jean Monnet de 2020.

En el projecte es planteja un triple objectiu: transmetre als estudiants un coneixement profund del sistema europeu; desenvolupar projectes de recerca que permetin l'especialització en els estudis europeus; i actuar com a vehicle de transmissió de coneixements sobre la integració europea a alumnes de batxillerat, elits polítiques locals i regionals i societat civil en general.

El moment de la integració fiscal

Dins d'aquest propòsit europeista general, se centrarà més concretament en l'àmbit de la integració fiscal entre els països de la UE, fonamentalment entre els membres de l'Eurogrup.

Consideren els promotors de la Càtedra que la integració fiscal és un dels grans reptes que té davant si la Zona Euro després d'haver escomès la unió monetària. A més, apunten que la resposta de la UE a la crisi derivada de la pandèmia ha inclòs decisions que marquen fites rellevants en aquesta direcció. L'augment del pressupost comunitari i l'aprovació, per primera vegada, d'instruments de deute mancomunat entre els estats són passos qualitatius que podrien marcar una etapa de major i més ràpida integració fiscal.

La Fundació Pere Tarrés rep amb satisfacció l’anunci de la represa d’activitats de lleure educatiu

Voleu rebre les notícies?

Subscriviu-vos al butlletí gratuït

(Fundació Pere Tarrés) La Fundació Pere Tarrés valora positivament l'anunci de la Generalitat de Catalunya, a través del Procicat, de la represa de les activitats de lleure, com les activitats extraescolars i els centres d’esplai, a partir de la setmana que ve.

Des de la Fundació Pere Tarrés rep amb satisfacció l'anunci del govern català, que ja portaven setmanes esperant una resolució en positiu que permetés reprendre les activitats de manera segura per als infants i joves. Tot i això, resten a l'espera de conèixer el detall del que es permetrà a partir de dilluns a nivell d’aforaments, nombre de persones que hauran de conformar els grups, etc.

D’altra banda, com a entitat de lleure es mostren preocupats que el document aprovat aquest divendres només hagi autoritzat a la represa de les activitats a educació infantil i primària, i en canvi, es deixi fora del lleure als adolescents i joves.

Des de la Fundació Pere Tarrés, recorden que les activitats extraescolars són essencials per al desenvolupament i la socialització dels infants, especialment dels infants que es troben en situacions més vulnerables, i sobretot tenint en compte les condicions complicades que molts d'ells han hagut de viure durant aquest any. Les extraescolars són, a més, generadores d'igualtat i d'oportunitats socials, sense oblidar, també, que les activitats educatives de lleure són un dels drets reconeguts en la Declaració Universal dels Drets dels Infants.

L'anunci d'avui és, també, un reconeixement del caràcter educatiu de les activitats de lleure, com sempre han posat en valor des de la Fundació Pere Tarrés. Unes activitats que, durant els mesos d’estiu també es van demostrar que eren segures. Des de la Fundació Pere Tarrés sempre han aplicat rigorosament els protocols sanitaris establerts per les autoritats, cosa que ha permès crear espais segurs en què els infants no han estat font de contagi.

Margarita Bofarull: “Si vivim en autèntica comunitat hi haurà menys peticions d’eutanàsia”

Voleu rebre les notícies?

Subscriviu-vos al butlletí gratuït

(Parròquia de Sant Pere d’Octavià) Margarita Bofarull, metgessa, religiosa del Sagrat Cor, presidenta de l’Institut Borja de Bioètica, assessora del Vaticà en la Pontifícia Acadèmia per la Vida i professora de la Facultat de Teologia de Catalunya va oferir una xerrada sobre l’eutanàsia, al Monestir de Sant Cugat, en el marc dels dijous de Formació per a adults de la Parròquia Sant Pere d’Octavià.

Bofarull va aclarir molts conceptes relacionats amb la mort i va lamentar la forma com s’ha aprovat la llei al Congrés ja que “ha prosperat sense que hi hagi hagut cap debat ni parlamentari ni social sobre la mort” i va criticar que la comissió de treball no hagués tingut en compte l’informe del comitè de bioètica d’Espanya, contrari a la despenalització. I va alertar del perill de desprotecció de les persones més vulnerables “aquells que la societat descarta o aquells que senten que són una càrrega per les seves famílies”.

Segons Bofarull, la mort encara és un tabú en la societat: “Ens estem acostumant a escoltar xifres de morts però no hi ha un diàleg social sobre la mort; i la mort ens interroga a tots sobre el sentit de la vida”. Bofarull va comentar que, en el marc d’aquest buit de diàleg, existeix molta confusió sobre el significat de l’eutanàsia i “moltes persones quan diuen “vull l’eutanàsia” en realitat demanen no patir, tenir una bona mort. I això és possible amb altres opcions, com la sedació pal·liativa”

Bofarull va lamentar que aquí a l’Estat Espanyol encara no les tenim garantides. En aquest sentit, va destacar que a Espanya, s’ha calculat que en un any, abans de la pandèmia, havien mort 80.000 persones sense rebre les cures pal·liatives que necessitaven.

Bofarull va explicar amb detall com les cures pal·liatives ajuden a evitar el patiment dels malalts i contribueixen a donar-los una bona mort, un bon final. Per això, va insistir en la necessitat de formació, tant de la societat com dels futurs professionals de la salut en els temes relacionats amb el final de la vida i els pal·liatius.

Margarita Bofarull va concloure recordant un dels aspectes més importants i necessaris en el món actual, de la vida cristiana com és el fet que la vida, a més de ser un bé individual, també és un bé comunitari i va assegurar que “si vivim en autèntica comunitat hi haurà menys peticions d’eutanàsia”.

Podeu recuperar la xerrada a continuació:

 

Tres centres de la Fundació Escola Vicenciana passen a la xarxa pública

Voleu rebre les notícies?

Subscriviu-vos al butlletí gratuït

Per saber-ne més

(CR) L’Escola Marillac, al barri de la Sagrada Família, l’Escola Sagrada Família, a l’Esquerra de l’Eixample i l’Escola Sagrat Cor, al barri de Sant Antoni, són els tres centres de la Fundació Escola Vicenciana que passaran a mans del Departament d’Educació a partir del curs 2021-2022. L’Eixample de Barcelona amplia així a més d’un miler l’oferta de places públiques.

Segons informa el Govern de la Generalitat, la Fundació Escola Vicenciana ha decidit donar aquest pas “per a mantenir la preferència en l'acció educativa als col·lectius d'infants amb més necessitats educatives”. Aquesta fundació és la titular d’un conjunt d’escoles de Catalunya, Illes Balears i Aragó que s’orienten a l’acollida, la integració i atenció a la diversitat, conjugant aquests principis amb una educació de qualitat i innovadora.  

La Fundació Escola Vicenciana i el Consorci d’Educació han signat un acord pel lloguer dels equipaments. La plantilla que forma part en l’actualitat dels centres, 96 docents i personal d’administració i serveis (PAS), i també 1.049 alumnes, passaran a formar part de la xarxa pública. El Consorci d’Educació es reunirà la setmana vinent amb la comunitat educativa de cadascun dels centres per tal d’explicar com serà la seva integració a la xarxa pública a partir del curs 2021-2022.

Aquest pas s’empara en l’empara de la iniciativa del Decret Llei 10/2019 del 28 de maig, del procediment d’integració de centres educatius a la xarxa de titularitat de la Generalitat, que obre la porta al canvi de titularitat d’escoles concertades a públiques. L’objectiu d’aquests processos d’integració, apunten, és “incrementar el nombre de places i de centres educatius per tal de revertir el dèficit històric d’oferta pública a la ciutat de Barcelona”.

En aquest mateix sentit s’ha pronunciat el conseller d’Educació, Josep Bargalló, aquest divendres en roda de premsa. Bargalló considera que l’acord els permet “donar resposta a les peticions de les titularitats, poder donar resposta a les necessitats de les famílies, a les necessitats del procés d’aprenentatge de l’alumnat, i per poder donar a una transició correcta i adequada”.

A principis de mes la titularitat de dues escoles religioses concertades de Navàs va arribar a un preacord similar per fer efectiu el traspàs a partir del curs 2022-2023. I ara fa un any hi va haver el primer cas a Barcelona en què un centre concertat s’incorporaria a la xarxa pública: l’antic Col·legi Immaculada Concepció ja ha obert aquest curs com a Institut Escola Eixample. El curs 2019-2020 també es va fer el canvi de titularitat del Col·legi Sant Vicenç de Paül a la pública, tot i que en aquest cas no tenia alumnat, passant a ser l’Institut Escola Arts.

La Fundació Escola Vicenciana la va crear el 1996 la Companyia de les Filles de la Caritat de la província de Barcelona per agrupar les seves obres educatives i "donar un impuls als seus centres educatius, amb la ferma voluntat de formar i educar integralment als seus alumnes presents i futurs com a escola cristiana, segons el caràcter propi de Sant Vicent de Paül i de Santa Lluïsa de Marillac". El 2017 la provincia de Barcelona es unificar amb la província de Pamplona i ara formem part de la provincia Espanya Est. Actualment la provincia comptava amb 22 centres educatius, sis dels quals a Barcelona.

 

Escola Marillac, serà l’Institut Escola Sicília

L’Escola Marillac (C/Sicília, 249) està situada en el barri de la Sagrada Família, i ofereix 1 línia de primer i segon cicle d’infantil, primària i secundària obligatòria, amb 286 alumnes matriculats el curs actual. La superfície de l’edifici és de 2.563,98 m2 i de 666 m2 de pati.

El pressupost per a les reformes i millores durant els propers anys és de 509.800 €.

Actualment hi ha 4 centres públics i 2 concertats a Sagrada Família. Amb aquest nou centre es donarà resposta a les necessitats d’escolarització pública creixent al barri.

El centre va ser fundat per Mossèn Ramon Balcells com a Patronato Social Escolar de Obreras l’any 1906. Va iniciar una escola dominical per a les noies obreres del barri. El continu increment d’alumnes interessades en rebre instrucció va fer necessari anar ampliant els espais fins que el 1925 va adquirir l’edifici en el qual avui s’ubica l’escola.

Escola Sagrada Família, serà Institut Escola Londres

Pel que fa l’Escola Sagrada Família (C/ Comte d’Urgell, 262), forma part del barri de l’Antiga Esquerra de l’Eixample. El centre disposa actualment de 2 línies de segon cicle d’infantil, de primària i secundària obligatòria, amb 544 alumnes matriculats. La superfície de l’edifici és de 4.231,46 m2 i de 634,20 m2 de pati.

El pressupost per a les reformes i millores durant els propers anys és de 481.600 €.

La recent creació de l’Escola Entença i l’Escola Xirinacs ha configurat una oferta total de 7 centres públics i 7 de concertats a la zona.  Malgrat això, la necessitat d’escolarització pública no para de créixer en el barri i es fa necessari ampliar l’oferta per tal de donar resposta a la necessitat existent.

El centre va ser fundat pel canonge Morgades l’any 1867, però va ser el 1870 quan es va establir al seu actual emplaçament, que en aquell temps era el carrer Granja Experimental, 1. Era un asil per a noies orfes que, a més, impartia ensenyament bàsic i aprenentatge d’algun ofici per facilitar-les l’accés al món laboral. L’Obrador es va ampliar per poder oferir ensenyament i menjador gratuïts a les noies pobres que vivien pels voltants.

 Escola Sagrat Cor, serà l’Escola Aldana

L’Escola Sagrat Cor (C/Aldana, 1) està situada en el barri de Sant Antoni. El centre ofereix 1 línia de segon cicle d’infantil i de primària, per a un total de 217 alumnes matriculats. La superfície de l’edifici és de 2.810,65 m2 i de 530 m2 de pati. El pressupost per a les reformes i millores durant els propers anys és de 492.000 €.

En el barri de Sant Antoni actualment hi ha 1 centre públic de 2 línies i 3 concertats amb 1 línia.

El centre va néixer l’any 1862 dintre del projecte Sales Asil fundat per la Dorotea de Chopitea amb la finalitat d’atendre els fills de les dones obreres mentre els seus pares treballaven. D’aquesta manera s’evitava que els menuts estiguessin pel carrer durant hores i alhora rebien gratuïtament instrucció, educació i menjar.

Els centres educatius tenen un origen i un procés comú: van sorgir com iniciatives socioeducatives per donar resposta a persones en situació de vulnerabilitat amb la dedicació de les Filles de la Caritat, que se’n van fer càrrec de portar endavant aquests serveis i que, amb el temps, en van adquirir la propietat. Els canvis socials i legislatius en matèria d’educació, especialment en la segona meitat del segle XX, van fer que aquests serveis s’anessin adaptant a les necessitats i possibilitats de cada moment, fins esdevenir escoles sota la titularitat de la Fundació Escola Vicenciana.

Josep Maria Riba, nou vicari general de Vic

Voleu rebre les notícies?

Subscriviu-vos al butlletí gratuït

(Bisbat de Vic) Aquest divendres el bisbe de Vic, Romà Casanova, ha signat el decret de nomenament de Josep Maria Riba i Farrés com a vicari general de la diòcesi de Vic i moderador de la cúria. Substitueix David Compte i Verdaguer, que ha estat vicari general de la diòcesi des del 3 de juny del 2009 fins avui.

El bisbe Romà ha agraït a Compte aquests quasi dotze anys de servei i treball prestats a la diòcesi, assenyalant la seva implicació i impuls en els Plans Pastorals, el projecte Episcopus o el Sínode Diocesà, entre moltes altres actuacions. Igualment, ha deixat constància del seu agraïment per tots els treballs que, amb discreció i silenci, el vicari general cessant ha fet a favor de l’Església i de l’Evangeli.

D’altra banda, el senyor bisbe ha agraït a Josep Maria Riba, vicari general entrant, la seva disponibilitat en l’acceptació d’aquest càrrec.

Nascut a Vilanova del Camí el dia 13 d’agost de 1954, Josep Maria Riba i Farrés va ser ordenat prevere el 27 d’abril de 1980. Va fer els seus estudis eclesiàstics a la Facultat de Teologia de Catalunya. 

En l’àmbit diocesà, ha exercit els càrrecs de professor del col·legi del Seminari, servei pastoral a la parròquia de Santa Maria de Moià, consiliari diocesà dels Minyons Escoltes i Guies Sant Jordi de Catalunya, consiliari diocesà de la Joventut d’Osona, delegat episcopal de Pastoral de Joves, membre del Consell Diocesà de Pastoral, vicari episcopal de la zona nord, arxiprest de l’arxiprestat de Vic, vicari de la parròquia de Lurdes de Vic i rector de la parròquia de la Divina Pastora de Vic.

Així mateix, en l’àmbit interdiocesà ha exercit els càrrecs de consiliari general dels Minyons Escoltes i Guies Sant Jordi de Catalunya, director del Secretariat Interdiocesà de Joventut i coordinador de tres convocatòries de l’Aplec de l’Esperit; ha estat professor de màster de patrimoni cultural a la Facultat d’Història Eclesiàstica Antoni Gaudí.

Actualment exerceix els càrrecs següents: rector de les parròquies de la Pietat i Sant Domènec de Vic i de Sant Julià Sassorba, vicari de la parròquia del Carme de Vic i rector de la residència d’ancians de les Germanetes dels Pobres de Vic; membre del Consell Presbiteral, membre del Col·legi de Consultors, canonge de la catedral de Vic, delegat episcopal per al Patrimoni Cultural, director del Museu Episcopal de Vic, director de l’Albergueria - Centre Cultural del Bisbat de Vic i membre de la Comissió del Sínode Diocesà. Igualment, és director del SICPAS i vocal de la Comissió Executiva de la Junta de Museus de Catalunya, com a representant de la Conferència Episcopal Tarraconense.