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missa-diada
Fotografia: Catalunya Religió.
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Sono le nove e mezza dell'11 settembre e la basilica di Santa Maria del Mar apre le porte. Il contesto: la Lliga, come ogni anno dal 1899, organizza l’unica cerimonia religiosa che commemora la Festa Nazionale della Catalogna. L'obiettivo? Pregare per tutte le persone, conosciute e sconosciute, che hanno dato la loro vita per proteggere le libertà della Catalogna durante l'assedio di Barcellona. 

La messa inizia alle dieci, e man mano che l’ora si avvicina, la navata della basilica barcellonese si riempie di persone che, curiose o convinte, guardano l'altare adornato con una grande "Senyera". Molti di loro entrano dalla Porta de les Moreres, orientata verso il cimitero con lo stesso nome, dove sono stati depositati i corpi di molte delle persone per cui si prega nella celebrazione di oggi. Tra i partecipanti, persone di tutte le età, con una presenza significativa di diversi gruppi di giovani. È piacevole vedere giovani nelle chiese, e specialmente in commemorazioni di questo tipo. Si deve anche sottolineare la presenza di diverse personalità che hanno voluto partecipare a questa celebrazione: per esempio, Ramon Tremosa, Josep Lluís Cleries o Jaume Clotet. Inizia la celebrazione.

Quest'anno, la messa è caratterizzata da una ricorrenza di grande importanza per il paese e per la chiesa catalana, parlo del Millenario della fondazione del Monastero di Montserrat. Questo millenario assume importanza non solo perché l'entità organizzatrice, come già detto, è la Lliga Espiritual de la Mare de Déu de Montserrat, ma anche perché il celebrante di questa eucaristia è una delle grandi figure intellettuali del cenobio benedettino: il P. Bernabé Dalmau, che concelebra con otto sacerdoti - da evidenziare Josep Maria Domingo, vicario generale della diocesi di Sant Feliu; e Salvador Pié, rettore della basilica di Santa Maria del Mar - e quattro diaconi. 

Il centro del suo discorso è la figura dell’abate Oliba, fondatore di Montserrat “il più illustre dei benedettini catalani”. Dalmau sottolinea che quell'uomo che rinuncia ai contadi per diventare monaco non solo vive intensamente la preghiera, ma trasforma anche il suo tempo: predica, costruisce, edifica e, soprattutto, promuove la Pace e Tregua davanti ai potenti. Una pace e una tregua che oggi assumono più significato che mai. “Sono passati mille anni da quel tempo dedicato alla preghiera e al servizio dei fratelli — dice — e ora e sempre si può comunicare la pace di Dio”.

Nella sua omelia, Dalmau collega la Diada con l'impegno civico dei cristiani con il paese - un legame più che significativo se consideriamo che, quest'anno, si celebrano anche i 40 anni dalla pubblicazione da parte dei vescovi catalani del documento Arrels Cristianes de Catalunya-. Davanti a una chiesa piena, ricorda che l'11 settembre deve invitare i fedeli “a essere lucidi nell'impegno civico e politico, e a riflettere sul comportamento dei santi, nella loro vita quotidiana fatta di sincerità e trasparenza”.

Dalmau ricorda che in questo impegno, Montserrat ha giocato un ruolo importante nel corso del suo millennio di vita monastica, perché il cenobio fondato da Oliba “ha incarnato la sua missione in mezzo al popolo catalano” con contributi diversi a seconda delle necessità di ogni momento, costituendo un vero e proprio lascito in chiave nazionale. Avverte, però, del rischio di rinunciare a questo lascito: “C'è chi pensa che Montserrat abbia perso lo spirito profetico di altri tempi, quegli anni mitici degli anni sessanta e settanta. Io credo di no. Ma dobbiamo dimostrarlo più chiaramente, non ritirandoci da nulla né permettendo che il sublime magistero di san Giovanni Paolo II sull'Eglise e nazionalismi cada nell'oblio”.

Ed è proprio a causa di questo rischio che il celebrante ricorda che la Catalogna ha dei diritti propri come nazione e avverte: “Non chiamiamo l'undici settembre, anche ufficialmente, Festa nazionale della Catalogna? Non inganniamoci pensando che votare di tanto in tanto nello Stato spagnolo significhi piena democrazia e separazione dei poteri”. La Diada, insiste, è una buona occasione per pregare per il paese e per rafforzare questa coscienza nazionale.

La messa continua e, come non poteva essere altrimenti in un'eucaristia convocata dalla Lliga, si recita la visita spirituale e si canta il Virolai. Termina la celebrazione, e a causa di una pioggia intensa, coloro che sono arrivati presto - e chi si è unito in seguito - per pregare per coloro che in un giorno come oggi hanno dato la vita per il paese, si raccolgono e si salutano all'interno della navata creando comunità. Perché, dopotutto, la Festa nazionale è questo: fare comunità. 

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