Il papa Leone XIV ha ripreso l’uso di diverse lingue nel primo augurio di Natale e benedizione Urbi et Orbi. Dalla balconata della Basilica di San Pietro, ha centrato il discorso sull’asse della pace che aveva già segnato il suo primo intervento quando è stato scelto nel mese di maggio. Alla fine dell’intervento, ha augurato Buon Natale in diverse lingue, una pratica che era stata messa da parte dal papa Francesco.
Leone XIV ha augurato Buon Natale in dieci lingue: italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo, portoghese, polacco, arabo, cinese e latino. Ha scelto le lingue più universali e che rappresentano i diversi continenti. Nel pontificato di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, la lista si era arrivata ad ampliare a più di sessanta lingue, fino a quando nel 2013 Francesco ha deciso di rompere questa tradizione.
Spirito comunitario e collaborativo
Nel suo messaggio di Natale, il Papa ha ribadito il suo appello all’impegno di tutti per costruire la pace e ha chiesto che “non ci lasciamo vincere dall’indifferenza verso chi soffre”. Ha reclamato ai leader mondiali il coraggio di "oltrepassare la soglia del dialogo" e abbandonare la logica della paura che porta all’isolamento.
Il Papa ha disegnato una mappa mondiale dei conflitti e delle ingiustizie che impediscono la pace. Ha citato il Medio Oriente, il Libano e la Siria, paesi che vivono momenti di fragilità politica, e l’Ucraina "martoriata". Si è riferito anche ai conflitti dimenticati dell’Africa e dell’Asia, come la Repubblica Democratica del Congo, il Sudan e il Sud Sudan, la regione del Sahel o il Myanmar. Riferendosi al continente americano, ha reclamato soluzioni basate sulla giustizia e la verità per paesi come il Venezuela, Haiti, il Nicaragua e la Colombia. Ha inoltre lanciato un avvertimento contro la corsa agli armamenti e ha insistito sul fatto che la legittima difesa non può essere una scusa per il riarmo generalizzato.
Rivolgendosi specificamente all’Europa, Leone XIV ha fatto un’allusione contro le correnti politiche escludenti: “Al Principe della Pace affidiamo tutto il continente europeo, chiedendogli di continuare a ispirarvi uno spirito comunitario e collaborativo, fedele alle sue radici cristiane e alla sua storia, solidale e accogliente con chi si trova nel bisogno”.
Infine, si è riferito alla fine del Giubileo del 2025, che si chiuderà il 6 gennaio: “Si conclude il Giubileo, ma non la speranza” e che Cristo è “la Porta sempre aperta”.