Salta al contenuto principale
Autories
Imatge de l'autor
Nom
Cognoms
joan-torra-sant-agustí
Fotografia: Catalunya Religió.
Galeria d'imatges

Tutti conoscono la collezione Bernat Metge, un impegno intellettuale di primo livello per facilitare l'accesso in catalano alla letteratura greco-latina con edizioni bilingue da una prospettiva accademicamente rigorosa ed editorialmente brillante. Tuttavia, ciò che forse non è così noto è che l'Ateneo Universitario Sant Pacià sta costruendo una collezione che cerca di raggiungere gli stessi obiettivi con le principali opere letterarie cristiane.

Parlo della collezione Grandi Classici del Cristianesimo, che quest'anno amplierà il suo catalogo con la pubblicazione del secondo volume delle Enarrationes in Psalmos di Sant'Agostino, con l'intento di pubblicare in catalano e in edizioni bilingue le opere più importanti del vescovo di Ippona. Joan Torra, rettore dell’Ateneo Universitario Sant Pacià, mi accoglie una mattina nel chiostro del Seminario Conciliar de Barcelona per parlare di questo progetto e dell'attualità di Agostino oggi.

Un'opera nata dalla parola detta

Le Enarrationes in Psalmos non sono un trattato scritto con un intento sistematico. Sono, prima di tutto, parola detta. “Agostino non scrive mai direttamente; predica, e poi questo viene trascritto”, spiega Torra. Nel mondo antico, ricorda, l’autore non è tanto chi scrive quanto chi parla, e Agostino parla molto: “la sua attività pastorale è immensa, ed è per questo che vengono pubblicate moltissime cose”. I commenti ai salmi nascono così, dalle celebrazioni liturgiche, dagli incontri della comunità, da momenti concreti della vita ecclesiale.

“Agostino non scrive mai direttamente; predica, e poi questo viene trascritto”

Questa radice pastorale spiega anche il tipo di lettura che Agostino fa dei salmi. Non cerca un'esegesi filologica né una ricostruzione storica del testo. Il suo criterio è un altro, costante lungo tutta la sua opera: leggere tutta la Scrittura dalla prospettiva di Cristo. “Dalla prima pagina della Genesi all’ultima, tutto parla di Gesù Cristo”, afferma Torra. I salmi, in questo senso, diventano un luogo privilegiato di incontro con Gesù, perché illuminano la sua figura e, al contempo, sono illuminati da Lui: “Dai salmi capisco meglio Gesù Cristo, e da Gesù Cristo capisco meglio i salmi”.

Leggere i salmi da Gesù e per la comunità

La lettura che fa Sant'Agostino non è una profezia meccanica né un’allegoria arbitraria, ma una tipologia teologica che apre alla comprensione del mistero cristiano nella sua totalità. “Non è che spieghi se una parola voglia dire questo o quello; è un commento puramente teologico”, dice Torra. Per questo, commentando i salmi, Agostino parla della Chiesa, dei sacramenti, della comunità e della vita cristiana concreta. Le Enarrationes non chiudono il senso del testo: lo mettono in movimento.

Questo carattere vivo spiega anche perché l’opera non segua l’ordine dei 150 salmi. “Sant'Agostino funzionava così: oggi c’era questo salmo nell’assemblea e, dunque, toccava predicare questo salmo”, ricorda Torra. Agostino non è uno studioso che vuole pianificare un’opera dall’inizio alla fine. Predica dove è chiamato, a Ippona o in altre comunità, e commenta il salmo che tocca in quel momento. Persino il caso trova spazio: “Un giorno il lettore sbagliò salmo, e Agostino disse che, se era successo questo, era perché Dio lo aveva voluto, e commentò il salmo che aveva letto il lettore”, aggiunge Torra. 

“Le 'enarrationes' È un'opera che Sant'Agostino scrive perché vuole, non perché debba rispondere a qualcuno”

Nonostante questa origine dispersa, le Enarrationes in Psalmos fanno parte del nucleo più personale della produzione agostiniana. “È un’opera che scrive perché vuole, non perché deve rispondere a qualcuno”, sottolinea Torra. Come le Confessioni, e a differenza del De Trinitate, è un’opera di libertà teologica, dove Agostino può lasciare fluire il suo pensiero senza essere condizionato da una polemica specifica.

Agostino, tra l'antichità e la modernità

Tutto questo si comprende meglio se si tiene presente che Agostino non è un biblista in senso stretto. “Non conosceva né il greco né l'ebraico; Agostino non poteva essere biblista”, afferma Torra. A differenza di Origene, che analizza il testo parola per parola, Agostino è teologo e pastore. Il suo obiettivo non è stabilire il senso esatto del testo, ma aiutare la comunità a viverlo. Per questo l'interpretazione non è mai definitiva: “La Parola di Dio è viva ed efficace; l'interpretazione non è mai chiusa”.

“SANT'AGOSTINO È l’ultimo uomo classico e il primo uomo moderno”

Qui appare uno dei tratti più caratteristici del pensiero agostiniano: la centralità assoluta della Parola nella vita comunitaria. “La nostra ricchezza è la Parola di Dio; non abbiamo bisogno di altro”, afferma Torra. Da questa convinzione nasce la sua esigenza di povertà radicale e il suo modo di intendere l’autorità: non come obbedienza cieca, ma come discernimento condiviso, sotto la guida del “Maestro interiore”.

Questo modo di fare colloca Agostino in un posto singolare nella storia del pensiero. “È l’ultimo uomo classico e il primo uomo moderno”, dice Torra. Moderno, perché il suo pensiero non può essere separato dalla sua biografia, perché evolve e perché è capace di rivedersi, come mostrano le ritrattazioni finali della sua vita.

Da Sant'Agostino a papa Leone: gli agostiniani sono di moda

È proprio questa capacità di dialogare con la complessità del mondo a spiegare l’attualità di Agostino oggi. “Quando si studiano il IV e V secolo, ci si chiede se non sia esattamente lo stesso che viviamo ora”, afferma Torra, riferendosi ai manicheismi, ai neopelagianismi e alle polarizzazioni morali e politiche contemporanee. Non è strano, quindi, che il pensiero agostiniano sia tornato con forza in seguito all’elezione di papa Leone XIV.

“Ci siamo trovati con un papa che si presenta come figlio di sant'Agostino, e non è mera retorica”

“Ci siamo trovati con un papa che si presenta come figlio di sant'Agostino, e non è mera retorica”, spiega Torra. Le Confessioni e le Enarrationes in Psalmos fanno parte del suo universo spirituale, e la Città di Dio è un riferimento chiaro nel suo modo di affrontare le questioni politiche e sociali. “Le Enarrationes sono un libro da comodino del papa”.

Tuttavia, Torra insiste che non si tratta di una imitazione letterale. “Il papa non copia Agostino; ne ha assimilato il metodo”. È il modo di affrontare i conflitti, di leggere la realtà dalla fede e di resistere alla semplificazione ideologica ciò che il pontefice eredita dal vescovo di Ippona.

Leggere Agostino oggi: un grande progetto culturale

In questo contesto si iscrive la collezione Grandi Classici del Cristianesimo, che nasce da una convinzione chiara: “Se non lo facciamo noi, non lo farà nessuno”. Il progetto offre edizioni bilingue — testo originale e traduzione catalana — con introduzioni e note pensate per il lettore di oggi. “È un servizio all'accademia, ma anche alla cultura catalana”, dice Torra.

“Se non lo facciamo noi, non lo farà nessuno”

Il progetto avanza con ambizione: completare i cinque volumi delle Enarrationes in Psalmos, pubblicare la Città di Dio e affrontare il De Trinitate. Ma, al di là del calendario editoriale, l’obiettivo è chiaro. “Non si tratta di ripetere Agostino come un pappagallo, ma di apprendere il suo modo di fare”. Leggerlo oggi — conclude Torra — non è un esercizio archeologico, ma un modo per apprendere a pensare, credere e vivere in un mondo complesso, così come lui ha fatto nel suo tempo.

Us ha agradat poder llegir aquest article? Si voleu que en fem més, podeu fer una petita aportació a través de Bizum al número

Donatiu Bizum

o veure altres maneres d'ajudar Catalunya Religió i poder desgravar el donatiu.