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(CR) È di gran moda parlare di innovazione negli spazi di apprendimento così come della ricerca di una relazione più aperta e dialogante delle scuole con le strutture culturali più vicine. Malgrado ciò, la relazione degli istituti scolastici con il patrimonio sacro è un territorio inesplorato che presenta grandi possibilità pedagogiche in attesa di essere messe in pratica. Se l’educazione deve favorire l’integrazione delle nuove generazioni nella cultura propria della Catalogna, e considerato che oltre il 70% del patrimonio culturale catalano è di carattere sacro, si capisce che la conoscenza del patrimonio sacro è uno strumento di inclusione culturale di primo livello.

Elisenda Almirall, addetta del Dipartimento del Patrimonio della Diocesi di Sant Feliu de Llobregat e coordinatrice dei contenuti di “Catalogna Sacra”, alla domanda su cosa possa apportare all’apprendimento scolastico il patrimonio sacro risponde: “Nel patrimonio sacro confluiscono epoche, nature e valori differenti. Avvicinarci ad esso ci dà l’opportunità di poter riscoprire una realtà molto radicata nei nostri paesi e nelle nostre città. Questo patrimonio, pieno di vita, diventa una porta di riflessione e dialogo anche per bambini e ragazzi e conoscerlo permette di offrire nuovi sguardi sul passato, sul presente e sul futuro”. In particolare sono due le iniziative formative rivolte al mondo scolastico da parte di Catalonia Sacra, l’ente di promozione del patrimonio sacro delle diocesi catalane, dal titolo “Visitare una chiesa: ambiti, ragioni ed evoluzione” e “Comprendere una chiesa”.