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(Laura Mor –CR)  Un’enciclica chiara, facile da comprendere, che rivendica il legame universale tra le persone. Fratelli Tutti nasce da un sogno ma è un’enciclica realista, che non nasconde neppure una virgola degli ostacoli e delle difficoltà che si incontrano nel vivere i principi del vangelo. Così hanno descritto l’ultima enciclica di Papa Francesco i partecipanti alla tavola rotonda organizzata dallo staff pastorale di Blanquerna-Università Ramon Llull. Un dialogo da tre prospettive: nell’ottica della comunicazione, con la giornalista e docente della Facoltà di Comunicazione e relazioni internazionali Míriam Díez; dell’etica, con la docente dell’Università Autonoma di Barcellona, Victòria Camps, e della pastorale e della teologia, con il vescovo ausiliare di Barcellona mons. Antoni Vadell.

“Risorge la fraternità” è stata la positiva considerazione di Camps che ha spiegato che “per un certo periodo abbiamo parlato di solidarietà perché ci sembrava che la fraternità fosse un valore con un senso eccessivamente religioso”. E ha osservato che “dalla rivoluzione francese non si è saputo bene cosa fare con questo concetto”.

Díez, invece, ha sostenuto che “nel cristianesimo la fraternità è sempre stata disprezzata perché si è vista come uno degli elementi della laicità, come un valore repubblicano”. Ha anche segnalato un limite del linguaggio al momento di far giungere un messaggio cristiano al mondo contemporaneo: “Oggi non puoi parlare di salvezza al mondo perché la gente non sa di cosa parli, né tutti hanno avuto rapporti di fraternità o di paternità positivi”. Díez ha apprezzato anche il fatto che il Papa parli della comunicazione e delle reti sociali, pur segnalandone i pericoli. “Alcuni hanno bollato l’enciclica come pessimista: non lo è, il Papa è realista, ha molto presente il momento in cui vive”. “Dobbiamo difendere i legami, questa enciclica va in questa direzione” ha poi puntualizzato. Come in altri testi riferiti alle comunicazioni sociali, in Fratelli Tutti, Francesco segnala una “responsabilità individuale”: “Il Papa non fa sconti al ruolo dei credenti nel dover espandere il bene e frenare questo odio verso l’altro e verso il più debole” ha ribadito.

Monsignor Vadell ha parlato della necessità di educare, in modo che si possano creare legami stabili tra le persone. “L’enciclica rientra nella logica di Papa Francesco della conversione pastorale”, con questa “apertura alla fraternità universale, come valore profondamente evangelico”. Quanto alla dinamica del bene comune, Vadell ha rivendicato l’importanza di vivere “esperienze positive per poter dire che sentirci fratelli vale la pena”. “Sono molto ottimista: nel cuore delle persone c’è questo desiderio”. Ritiene che “la fraternità è una necessità” e che la pandemia lo ha reso più evidente: “Non possiamo rimanere soli, abbiamo bisogno di essere fratelli, di essere amati, dell’affetto, dell’abbraccio, del contatto fisico”. Il vescovo ha ricordato lo stile pastorale di un Papa che “avvia processi” e ha identificato la fraternità come “un processo che durerà, camminiamo in questa direzione”.

Tuttavia, Camps si è chiesta “quale sarebbe la specificità religiosa della fraternità?” e ha sostenuto che “tutto quello che la religione dice su questo può essere sottoscritto anche da una dottrina laica della fraternità”, chiedendo concretezza: “Un tratto specifico della fraternità rispetto a un’etica secolare e laica, che si possa universalizzare e comunicare”.

Le ha risposto il vescovo Vadell: “Ciò che caratterizza la fraternità dal punto di vista religioso è la paternità: siamo fratelli perché riconosciamo un padre comune”. E senza sminuire altre prospettive, ha sottolineato che “riconoscere Dio è un passo che non tutti possono fare partendo da una fraternità laica”. Infine, il vescovo ha apprezzato la proposta del Papa di una “Chiesa come casa con le porte aperte”, dove è possibile uscire e entrare, e la possibilità di “offrire la musica del vangelo attraverso i gesti, le parole e le opere di carità”.