Il teologo e filosofo Francesc Torralba ha tenuto lunedì 23 marzo la conferenza 'La vita della gloria secondo Antoni Gaudí' all'auditorio Joan XXIII del CIC di Barcellona, davanti a circa 170 persone, ponendo il punto finale al ciclo quaresimale 'Attraversare la notte oscura', organizzato dall'Associazione CIC e la comunità di Sant Ildefons.
Presentato da Josep Maria Jubany, rettore di Sant Ildefons, Torralba — membro della commissione teologica della Sagrada Familia, dove consiglia architetti e scultori — ha esaminato il pensiero di Gaudí sulla vita eterna a partire dagli Album del Tempio (1914-1925), testi e disegni che lo stesso architetto ha supervisionato.
La conferenza è iniziata con una domanda provocatoria: "Come può qualcuno descrivere la vita eterna, ciò che nessuno ha mai visto?". Torralba ha inserito Gaudí nel flusso di una grande tradizione: la poesia di Maragall, l'architettura dantesca della Divina Commedia, le melodie di Bach o Schubert. Ma Gaudí, ha sottolineato, "lo fa con la pietra. Pietra pesante, limitata, terrena".
Secondo i testi gaudiniani, la facciata della Gloria — con un periodo di esecuzione previsto di 8-10 anni — deve mostrare 'la pienezza della vita umana": una festa eterna di santi, martiri, beati e dottori della Chiesa, non in posture rigide, ma in movimento e interazione. Vi troveranno posto le virtù teologali e cardinali, le otto beatitudini, le opere di misericordia e i sette doni dello Spirito Santo. Curiosamente, non vi figurano i comandamenti: "Chi ama li osserva in abbondanza", ha citato Torralba, evocando sant'Agostino.
Tre artisti internazionali, in gara per la facciata della Gloria
Il conferenziere ha approfondito l'impossibilità di rappresentare Dio: "Quando cerchiamo di mettere Dio dentro un concetto ci sbagliamo, perché Dio trascende tutto il concetto, tutta la categoria, tutta la metafora". L'immagine dell'anziano, per quanto venerabile sia, non smette di essere un antropomorfismo improprio di un Dio eterno. Da qui la complessità enorme della sfida artistica.
Torralba ha usato la metafora della vetrata — così presente nella basilica — per illustrare il mistero: la luce di Dio è così potente che acceca, ma quando penetra attraverso le vetrate di Vilagrau si scompone in blu, verdi e arancioni. Ogni colore riflette la pluralità della creazione, ma nessuno di essi è Dio.
Quanto al processo di selezione degli artisti, Torralba ha rivelato che il maiorchino Miquel Barceló, il messicano Javier Marín e la basca Cristina Iglesias hanno presentato le loro proposte scultoree. Il Consiglio Direttivo della basilica sceglierà la proposta vincitrice presumibilmente nel mese di giugno. Ha suggerito che i tre artisti potrebbero addirittura collaborare, assumendo ciascuno diversi livelli della facciata.
Il ciclo 'Attraversare la notte oscura' ha riunito circa 250 partecipanti in totale tra le due sessioni, che hanno unito Gaudí e Maragall in un unico sguardo quaresimale sulla fede e l'arte. Torralba ha concluso con l'idea che la gloria, "più che una promessa lontana, può cominciare a farsi intuire nella vita quotidiana".