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(Glòria Barrete –CR) Tombe separate da quelle che accolgono persone di altre confessioni religiose nel caso dei musulmani; cremazione senza feretro nel caso degli induisti; inumazione in terra, in fosse individuali e in terreni propri per i fedeli bahá’í; sepoltura non il sabato, toccando la terra e senza lapide definitiva sulla tomba per un anno dalla sepoltura nel caso degli ebrei. Sono esempi dei precetti delle religioni presenti in Catalogna in materia di sepoltura. La Direzione generale di Affari religiosi della Generalitat della Catalogna ha appena presentato il documento “La dignità nell’assistenza funebre in Catalogna”. Realizzato dal Consiglio consultivo per la Diversità religiosa, il sesto documento del Consiglio indica le linee guida necessarie in questo ambito.

La pandemia di Covid-19 ha portato al limite i servizi funerari di tutto il mondo a causa dell’impennata di mortalità che ha causato, anche in Catalogna. Un ambito che è di competenza dei comuni e che deve rispettare la legge che stabilisce che “nessuno può essere discriminato per motivi religiosi” e permette che “si possano effettuare i rituali specifici di ogni culto usando le proprie simbologie”.

Il documento, afferma Joaquim Clavaguera, segretario generale del Dipartimento di Giustizia, tocca un tema “di interesse per le istituzioni pubbliche” perché, ricorda, “la diversità religiosa del paese non si riflette nell’assistenza funebre”. Una mancanza di uguaglianza che il documento vuole contribuire a cambiare con raccomandazioni pratiche in tre settori: quello dei comuni, quello delle imprese funebri e quello delle comunità religiose.

Un documento divulgativo, “breve e chiaro”, che affronta un problema che a causa della pandemia “ha favorito la riflessione” ammette Francesc Torralba, presidente del Consiglio consultivo per la Diversità religiosa. Una pandemia, sostiene il filosofo, “che ha impedito di accomiatarsi degnamente e, allo stesso tempo, ha reso difficile i rituali finali”.

Il concetto di dignità è il filo conduttore del documento. Jordi Moreras ne è stato il relatore. Sostiene che l’assistenza funebre corretta “rende possibile che le persone possano vivere il dolore ma comprende anche il tema generale della morte, che include il ricordo e la memoria dei defunti”. Dignità, per Moreras, “è assistere il defunto, assistere la morte ma anche assistere il dolore”.

È per questo che il documento ruota intorno a quattro idee e raccomandazioni in tre momenti chiave: presente, passato e futuro. “La dignità alla fine della vita comporta anche un’assistenza religiosa” ricorda Moreras. Dire addio nel modo giusto a una persona amata “è una forma di dolore e di fare memoria”. La sfida, però, è come portarla a termine in un quadro giuridico che spesso lo rende impossibile. “Il cimitero può e deve avere spazi per la diversità religiosa”.

Yvonne Griley, direttrice generale di Affari religiosi della Generalitat, ha affermato che la guida “aiuta a vedere cosa bisogna fare, in quale direzione agire e cosa stanno facendo altri paesi”.