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(Manuel Nin -Exarca per als catòlics bizantins de Grècia) Quando il virus finirà, quando il virus sarà sconfitto, perché nella fede viviamo la nostra convinzione che il Signore è con noi, sempre, in ogni momento: “Dio è con noi, sappiatelo o genti, e siate vinte -Μεθ’ημων ο Θεος...-”, cantiamo ogni giorno nella compieta quaresimale nella tradizione bizantina. Quando il virus finirà, quando il virus sarà sconfitto, mi domando: che altro sarà anche sconfitto? L’arte e la cultura, a causa dei musei e i luoghi d’arte e cultura chiusi? Senz’altro, ma soprattutto mi chiedo se la sconfitta non sarà in qualche modo la nostra umanità stessa, nel senso dell’essere persone umane capaci di ascoltare, di vedere, di comunicare. Quando il virus finirà, forse tante altre cose saranno sconfitte e forse finite. In uno dei tanti video che girano in questi giorni su internet, vedevo il commento di una persona che così si esprimeva guardando dalla finestra di casa sua: “ecco giù in strada c’è un’ambulanza venuta a prendere un “coronavirus”. L’ambulanza non era più venuta a prendere “un ammalato, una persona ammalata”, ma “un coronavirus”. Un commento per me agghiacciante.

Qualcuno parla di quarantena culturale o confinamento culturale. La bellezza dell’arte, la bellezza di Raffaelo che in questi giorni è in mostra a Roma, è relegata in un angolo, è confinata a causa di un virus che non riusciamo più a controllare, oppure che ci controlla e ci porta dove vuole. Dove ci porta? Forse ci relega in un angolo anche a noi? Ho paura che sia la nostra umanità stessa, il nostro guardare con occhi di carne e non con schermi, quello che venga relegato, che venga sconfitto.

Quando il virus finirà, non basterà riaprire le chiese come se niente fosse. Noi uomini di Chiesa dovremo rifare, re iniziare sì una catechesi, ma soprattutto una mistagogia cioè portare per mano i fedeli nuovamente alla Chiesa e alle chiese, nuovamente ai misteri, ai sacramenti. Dovremo dire, predicare ai fedeli che i sacramenti non vengono celebrati on line, che l’Incarnazione del Verbo e Figlio di Dio non avviene on line. Quando il virus finirà, diventeremo, -dovremo diventare per una questione oso dire di vita o di morte! – di nuovo mistagoghi. E non è scontato che riaprendo le chiese si riprenda un ritmo reale di vita e di frequenza sacramentale, dopo aver scoperto una mi si permetta “fantomatica vita sacramentale on line”, che sacramentale non lo è perché la nostra fede ha come centro Gesù Cristo, Verbo di Dio incarnatosi dallo Spirito Santo e dalla Vergine Maria.

Certamente gli uomini di Chiesa dobbiamo rispettare le decisioni dello stato, come adesso quelle che vengono prese in materia di salute e di prevenzione. Anche i primi cristiani, anche i Padri della Chiesa, addirittura nei momenti di persecuzione, non erano mai dei franchi tiratori, ma uomini fedeli allo stato, collaboravano con lo stato, per il bene comune di tutti gli uomini, ma anche per il bene dei fedeli e della Chies stessa. Accettando le decisioni dello stato, però, allo stesso tempo dobbiamo rimanere non uomini messi in quarantena, (mi si permetta di dire che nei momenti attuali più micidiale di quanto potrebbe esserlo la persecuzione, può esserlo il mettersi in quarantena). Mai delle voci ammutolite, ma uomini che annunciamo il Vangelo, che celebriamo i Santi Misteri, che rimaniamo in mezzo ai fedeli che vengono in Chiesa a pregare. E a pregare con noi e insieme a noi.

In questi giorni siamo colpiti dalla paura. E qual è la paura che in questi giorni bastona più che il virus stesso? Forse non tanto la paura della malattia e della morte, quanto la paura che nasce dalla disinformazione a cui siamo sottomessi. Ci vengono indicate delle cose da fare e da non farsi, delle cose da evitare, ma rimaniamo confinati soprattutto nella paura, chiusi nelle case, nella chiusura in noi stessi, nell’eventuale isolamento, nella non solidarietà, nella sterilità on line. E in quella paura più agghiacciante ancora, cioè di essere non soltanto disinformati ma addirittura manipolati.

"In attesa della Santa Pasqua…", come raccomanda San Benedetto nella sua Regola ai monaci. Questa frase che può sembrare non dico banale ma che viene ripetuta ogni anno, nel momento attuale prende tutta la sua forza. In attesa della Pasqua, della Risurrezione del Signore, ed in attesa della risurrezione nostra e delle nostre chiese, chiuse a causa di una pandemia che colpisce il mondo. Mai come quest’anno il digiuno della liturgia, della Santa Comunione, si fa sentire tanto. Un digiuno che come cristiani dobbiamo viverlo nella sua dimensione più ascetica, ripeto non un problema che si risolve “on line”, ma un rinunciare, un digiunare, un privarsi in attesa del dono della Santa Pasqua. Nella notte di Pasqua nella tradizione bizantina, tutti usciamo dalla chiesa che viene chiusa, quasi sigillata come il sepolcro di Cristo, e dopo aver annunciato il Vangelo del Risorto, rientriamo in una chiesa non più buia ma piena della luce, del profumo e della forza del Signore vincitore della morte.

All’inizio mi chiedevo: Quando il virus finirà, quando il virus sarà sconfitto, che altro sarà anche sconfitto? Nella fede dico convinto: non l’uomo sarà sconfitto, l’uomo che è salvato e redento da Cristo, l’uomo creato a immagine e somiglianza di Colui che è, come cantiamo nel salmo, "il più Bello tra i figli degli uomini". Penso alla conosciuta frase di Dostoevskij: "La bellezza salverà il mondo". Quale bellezza? La bellezza dell’arte e della cultura certamente (e dovremo tornare ai musei anche come terapia post epidemia), la bellezza dei rapporti umani anche (dovremo salutare e baciare il fratello e la sorella, dovremo soprattutto guardarlo negli occhi, perché anche lui è amato e salvato dal Signore), la bellezza della solidarietà e della fraternità certamente, e aggiungo con convinzione quanto mai attuale: la bellezza delle nostre celebrazioni liturgiche e sacramentali (magari questi giorni “on line” ci facessero riscoprire quanto è bella la liturgia delle Chiese cristiane, da Oriente ad Occidente, liturgia celebrata nelle chiese, accanto ai fratelli, guardando al Signore…), in fondo l’unica bellezza, cioè quella di Gesù Cristo e del suo Vangelo. La bellezza salverà il mondo.

Manuel Nin és exarca (bisbe) per als catòlics bizantins de Grècia i monjo de Montserrat.