L'elezione del nuovo arcivescovo di Barcellona è un processo riservato che passa per le consultazioni del nunzio apostolico, l'elaborazione di una terna e lo studio dei candidati a Roma prima della decisione finale del Papa. Non esente da speculazioni, spieghiamo qui il processo.
Se c'è un argomento discusso ultimamente è la successione del cardinale Joan Josep Omella alla guida della sede episcopale di Barcellona. Da quando il cardinale ha presentato la sua rinuncia al Papa Francesco nell'aprile 2021, prima di compiere i 75 anni, il futuro dell'arcidiocesi ha continuamente alimentato un brusio di nomi, potenziali candidati e speculazioni su chi potrebbe assumere una delle sedi episcopali più importanti della Catalogna. Ma, oltre ai nomi che circolano e alle scommesse che si possono fare, come viene scelto realmente un vescovo?
La risposta è meno conosciuta di quanto potrebbe sembrare. Il nuovo arcivescovo di Barcellona non sarà scelto dai preti della diocesi, né dai vescovi catalani, né dai fedeli, né verrà nemmeno fuori da una votazione tra tre candidati. Nella Chiesa cattolica, la decisione finale spetta al Papa, ma prima che il pontefice annunci una nomina c'è un intero processo di consultazioni, indagini e discernimento che si sviluppa per mesi e che, in gran parte, viene mantenuto segreto.
Il punto di partenza: una diocesi che necessita di un vescovo
Il processo inizia quando una diocesi necessita di un nuovo vescovo. Nel caso di Barcellona, il punto di partenza è la rinuncia di Omella, presentata al compimento dei 75 anni. Il Codice di Diritto Canonico stabilisce che il vescovo che raggiunge quest'età è "pregato di presentare la rinuncia al Sommo Pontefice", ma ciò non significa che cessi automaticamente di essere vescovo: è il Papa, in questo caso Leone XIV, a decidere se accettare la rinuncia e quando renderla effettiva.
Da questo momento si avvia il processo per trovare il successore. È una procedura che si sviluppa principalmente sotto segreto e in cui la Santa Sede raccoglie informazioni su diversi sacerdoti che potrebbero assumere l'incarico episcopale. Il primo grande protagonista di questa fase è il nunzio apostolico, l'ambasciatore del Vaticano: Piero Pioppo.
Il nunzio, incaricato delle consultazioni
Il nunzio è il rappresentante del Papa presso uno Stato e, allo stesso tempo, uno dei principali interlocutori della Santa Sede con le Chiese locali. Nei nomi episcopali, ha la responsabilità di investigare i possibili candidati e di raccogliere opinioni prima di inviare la sua proposta a Roma.
Il Codice stabilisce che il nunzio deve ascoltare i vescovi della provincia ecclesiastica, il presidente della Conferenza Episcopale e altre persone legate alla diocesi. Può anche consultare preti, religiosi e laici che ritiene adatti, mantenendo sempre il carattere riservato del processo. Il testo parla espressamente di chiedere il loro parere "in segreto e separatamente".
Pertanto, il nunzio non è chi sceglie il futuro arcivescovo di Barcellona. La sua funzione è raccogliere informazioni, confrontare i diversi profili e elaborare una proposta che successivamente arriverà alla Santa Sede.
Da dove nascono i possibili candidati?
I nomi non emergono dal nulla quando una diocesi resta vacante o quando il vescovo presenta la sua rinuncia. La Chiesa dispone di meccanismi per identificare sacerdoti che potrebbero essere considerati per l'episcopato, anche prima che ci sia una sede specifica per fornire un nuovo vescovo.
Il Codice stabilisce che i vescovi devono elaborare periodicamente e sotto segreto una lista di preti che considerano "più idonei per l'episcopato". Possono anche comunicare direttamente a Roma nomi di preti che considerano "degni e idonei". In questo modo, la Santa Sede dispone di informazioni sui possibili candidati per future nomine.
Il Diritto Canonico fissa, inoltre, alcuni requisiti per l'episcopato. Il candidato deve avere almeno 35 anni, essere stato sacerdote per un minimo di cinque anni e avere una formazione superiore in Sacra Scrittura, teologia o Diritto Canonico, tra altre condizioni. Lo stesso Codice indica che "il giudizio definitivo circa l'idoneità del candidato spetta alla Sede Apostolica", cioè al Papa.
La famosa terna
Dopo le consultazioni arriva uno dei momenti più noti —e ultimamente più discussi— del processo: la confezione della terna. Si tratta di tre nomi che il nunzio propone alla Santa Sede perché vengano esaminati come possibili candidati per occupare la sede episcopale.
La terna non è una votazione né un classifica di candidati. Né significa che il Papa sia obbligato a sceglierne uno dei tre, il che comporterebbe l'elaborazione di una nuova triade di nomi da parte del nunzio. Il Codice stabilisce che il legato pontificio deve "proporre alla Sede Apostolica una terna", dopo aver effettuato le indagini e le consultazioni corrispondenti.
Per questo, il fatto che un nome appaia in informazioni giornalistiche o in conversazioni ecclesiali non permette di sapere se quella persona fa parte della terna. E, anche se ci fosse, mancherebbe ancora la decisione definitiva del Papa.
Roma esamina i candidati
Una volta che la terna arriva a Roma, il processo entra in una nuova fase. Il Dicastero per i Vescovi —che lo stesso Leone XIV ha guidato per 2 anni— esamina i candidati e la situazione concreta della diocesi da coprire, confrontando le informazioni raccolte dal nunzio con altri dati di cui dispone la Santa Sede.
L'obiettivo è valutare i diversi profili e determinare quale può essere più adatto alla realtà della Chiesa locale. In questa fase viene mantenuta anche la riservatezza sui candidati e sulle deliberazioni che si fanno a Roma.
L'ultima parola spetta al Papa
Dopo tutto questo processo arriva la decisione finale. Il Codice di Diritto Canonico lo esprime in modo diretto: "Il Sommo Pontefice nomina liberamente i Vescovi". Pertanto, né il nunzio, né i vescovi della provincia, né i preti né i fedeli scelgono il nuovo arcivescovo di Barcellona.
Ciò spiega anche perché il noto alternarsi di nomi non permette di anticipare il risultato. Solo quando la Santa Sede annuncerà ufficialmente la nomina si potrà affermare chi sarà il successore di Omella.
Cosa accadrà una volta conosciuto il nome del successore?
Dopo l'annuncio inizierà la fase finale del cambiamento. Se la persona nominata è già vescovo, non dovrà ricevere una nuova ordinazione episcopale, ma dovrà completare le procedure canoniche preliminari e assumere la guida dell'arcidiocesi di Barcellona. Prima di farlo, il Codice stabilisce che dovrà fare "la professione di fede e prestare il giuramento di fedeltà alla Sede Apostolica".
Se, invece, il Papa nomina un sacerdote che ancora non è vescovo, questo dovrà prima ricevere l'ordinazione episcopale. Il Codice stabilisce che la consacrazione deve avvenire "in ogni caso, prima di assumere il suo ufficio", in modo che prima sarà ordinato vescovo e successivamente assumerà giuridicamente la sede di Barcellona, circa 2 mesi dopo la sua nomina.
Così, dietro al nome che un giorno apparirà nel comunicato della Santa Sede ci sarà un percorso che potrebbe essere iniziato molti mesi prima: una diocesi che necessita di un vescovo, una ricerca di candidati, consultazioni riservate, l'investigazione del nunzio, una terna di tre nomi, l'esame a Roma e, infine, la decisione del Papa. Quello che per il pubblico sarà un annuncio di poche righe sarà, in realtà, il punto finale di un processo lungo e molto più complesso di quanto solitamente si lascia intravedere dal noto "ballo di nomi".