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(Jordi Llisterri-CR)  Il congresso su Papa Francesco all’Ateneo Universitario Sant Pacià ha mostrato pubblicamente la piena sintonia della Chiesa catalana con il S. Padre. Martedì 12 novembre sono iniziati i tre giorni di lavori con la conferenza inaugurale del cardinale maiorchino Luis Ladaria, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e del cardinale arcivescovo di Barcellona Joan Josep Omella. Entrambi si sono basati sul programma della Evangelii Gaudium per sostenere la “proposta rinnovatrice” del Papa, pienamente in linea con la “genuina” dottrina del Concilio Vaticano II.

I porporati hanno fatto due interventi complementari. Quello di Ladaria era centrato sul riconoscimento della pluralità del Popolo di Dio, la sua incarnazione in diverse culture e l’esercizio della sinodalità. Omella ha messo in guardia contro tutto ciò che genera chiusure e isolamento e ha sottolineato i cardini della riforma ecclesiale promossa dal Papa. Tra i presenti nell’Aula Magna diversi vescovi catalani, tra cui l’arcivescovo Joan Planellas e mons. Joan-Enric Vives e il cardinale Lluís Martinez Sistach. Oltre alle autorità accademiche era presente il direttore generale degli Affari religiosi della Generalitat Marcel·lí Joan.

 

"Un popolo di popoli"

Il card. Ladaria ha analizzato il concetto di Popolo di Dio, centrato sull’ecclesiologia promossa da Francesco e che promana dal Vaticano II, con una lettura sempre ben lontana “dagli eccessi postconciliari”. Si è soffermato soprattutto a rimarcare che “il popolo di Dio è un popolo di popoli” in cui “le diverse culture non perdono le rispettive identità peculiari integrandosi nell’unico Popolo di Dio”. Tutto ciò avendo sempre come riferimento “un contesto di comunione, unità, diversità e comunicazione”. Un contesto plurale che permette alla Chiesa di “esprimere la sua autentica cattolicità e di conseguenza la bellezza di questi volti pluriformi”. Ovviamente “la diversità culturale non minaccia l’unità della Chiesa” ha concluso il cardinale, come dimostra la “modernità di Francesco nel parlare del Popolo di Dio”. Un altro punto centrale è l’atteggiamento sinodale promosso dal Papa che richiede un “atteggiamento di ascolto: una Chiesa sinodale è una Chiesa che ascolta”, che “si ascolta reciprocamente e in cui tutti ascoltano lo Spirito Santo”.

Il cardinale Omella ha invece sottolineato l’impatto del pontificato di Francesco che “non si limita alla Chiesa cattolica”. “Il Papa ha stabilito un modo di comportarsi nel quale si riconoscono molti abitanti del pianeta, sono soprattutto quelli che abitano in periferia, che hanno visto in lui qualcuno che li difende e li rappresenta davanti ai poteri concreti della politica e dell’economia” ha detto. Il Papa ha questo ruolo “in tempi di chiusura e ripiegamento identitario, in cui proliferano i populismi e i fondamentalismi intransigenti: molti sono convinti che quello di cui c’è bisogno è alzare muri e rafforzare le frontiere, soprattutto mentali”.

L’arcivescovo di Barcellona ha sottolineato anche che il Papa “parla con i gesti” e “fa teologia dalla realtà”, con un modo nuovo di esercitare il suo ministero. Questo, però, non si deve confondere con una dimensione mediatica ma si basa su tre punti centrali che esigono “la misericordia come cammino della Chiesa; la conversione pastorale di tutta la Chiesa; dialogare con tutti come strumento di costruzione del mondo”. Una proposta che si riassume con un “Papa che guarda al futuro con la fede e la speranza della Gioia del Vangelo”.