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(CR) Cercare di costruire una comunità. Questo è l’obiettivo finale del gruppo di laici che gestisce da tempo il Centro Padre Claret a Girona. Lo fanno offrendo spazi di silenzio, formazione, catechesi, promuovendo la solidarietà o animando l’Eucarestia. Con il progetto Pentecoste, lavorando su quattro direttrici, vogliono “aprire porte e finestre a modi diversi di vivere la fede comunitariamente”. 

Laura Masferrer, membro dello staff che gestisce il Centro, spiega che mossi dalla curiosità di conoscere nuove realtà della Chiesa, diversi di loro hanno avuto l’opportunità di partecipare a incontri di diverse comunità cristiane locali. Incontri, riconosce, in cui si privilegia “il vivere l’esperienza personale con Dio e in cui si sono visti i frutti”.

Hanno così conosciuto la comunità delle Beatitudini, la comunità Chemin Neuf, la comunità Croix Glorieuse o il raduno internazionale organizzato dalla comunità ecumenica di Taizè in Libano. “È stato lì dove ci siamo resi conto della dura realtà che rappresenta essere cristiani in certi paesi del Medio Oriente come l’Iraq, ma dove si mantiene la gioia e la convinzione di essere credenti”. Scenari, afferma, che contrastano “con la nostra abitudine di lamentela e critica della religione cattolica”.

Da tali esperienze sono stati spinti a forgiare un progetto, a creare comunità, a ridare slancio a quanto già conoscevano, la chiesa del Cuore di Maria, sotto la supervisione dei claretiani di Girona. Uno dei suoi pilastri è lavorare cominciando dal silenzio. “Abbiamo cominciato alcuni anni fa a proporre un momento di silenzio ogni mercoledì, dopo l’Eucarestia, e anche una giornata del silenzio, una volta al mese”. Una pratica che gli ha permesso di conoscere molte persone. “Grazie al silenzio abbiamo conosciuto molte persone che si sono avvicinate al tempio, il silenzio è una dimensione che facilita tutto questo”.

Hanno presentato il progetto alla comunità claretiana di Girona e al padre provinciale. “Ci hanno accolto bene e ci hanno spinto a continuare”. In occasione della scorsa Pentecoste a maggio si è visto chiaramente che bisognava creare una comunità attraverso un progetto articolato in quattro sezioni come filo conduttore: animazione eucaristica, formazione, solidarietà e spiritualità.

“Consapevoli che per il Padre Claret l’Eucarestia è uno dei pilastri fondamentali, vogliamo averne particolare cura perché la gente la possa vivere profondamente attraverso la preghiera in musica” spiega Masferrer. Sono stati organizzati tre incontri annuali per una conoscenza più approfondita della fede. Per la solidarietà, seguendo le orme di tanti missionari claretiani, continuano a promuovere attività di sensibilizzazione missionaria tra cui la “cena della fame” e l’adozione a distanza di bambini in Brasile attraverso l’ONG Enllaç Solidari. Infine, per quanto riguarda la spiritualità e per promuovere una fede più vissuta, vengono proposte giornate di silenzio nella natura e veglie di preghiera nelle quali la gente possa fare esperienza di Dio. “È essenziale poter riscoprire spazi di incontro con l’Assoluto. Non possiamo farci frenare dall’ondata di relativismo che come uno tsunami vuole spazzare via convinzioni profonde, bisogna riconnettersi con la gioia del Vangelo, permettere che entri nelle nostre celebrazioni, perché il messaggio di Gesù è vita, luce e gioia”.