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(Jordi Llisterri -CR)  Massimo rilievo istituzionale alle celebrazioni per il centenario dell’Archivio Storico Diocesano di Tarragona, alla presenza dell’arcivescovo, del ministro della Cultura della Generalitat, del sindaco e della presidentessa della Deputazione (ente locale sovracomunale, ndt) di Tarragona, oltre a diversi sindaci che hanno i fondi parrocchiali dei loro comuni presso l’Archivio. La cerimonia si è svolta lunedì 10 febbraio nel centro culturale del Seminario di Tarragona.

L’Archivio fu inaugurato all’epoca del cardinale Francesco d’Assisi Vidal i Barraquer cento anni fa. Fu il primo archivio moderno della Chiesa in Spagna. Un secolo dopo, diretto da don Manuel M. Fuentes, è stato il primo a mettere in rete le proprie fonti documentali perché si possano consultare in tutto il mondo.

“L’Archivio mostra come ha vissuto, come ha pensato, come ha amato e come è morta la gente della nostra terra” ha spiegato l’arcivescovo Joan Planellas. Per questo ha il grande merito di “preservare la memoria” e “avvicinarci alla necessità di sapere realmente chi siamo e da dove veniamo”. Risponde alla volontà della Chiesa di “costruire una società più giusta, solidale e radicata nel paese” e di dialogare con la cultura. Proprio il ministro della Cultura Mariàngela Vilallonga ha sottolineato l’importanza degli archivi nel conservare la memoria e la politica culturale del paese. Nel caso di Tarragona, un archivio che “è passato attraverso tutte le difficoltà della storia della Catalogna degli ultimi 100 anni”: sorto nel periodo della “renaixença” (rinnovamento, l’epoca dell’Art Noveau di inizio Novecento, ndt), in pericolo durante la Guerra Civile, abbandonato durante il franchismo e adattatosi alle moderne tecnologie con l’inizio del XXI secolo.

Don Fuentes ha aperto l’evento ripercorrendo la storia dell’Archivio che ebbe don Sanç Capdevila come primo direttore. Una istituzione sempre fedele alla sua finalità: evitare di perdere la documentazione storica, assicurarne la conservazione e la consultazione per divulgare questo patrimonio. L’Archivio conserva una grande diversità di fondi che includono gli archivi parrocchiali di tutta la diocesi, quello della cattedrale, dei concili provinciali della Tarraconense, di istituzioni storiche come l’Ospedale di S. Paolo e S. Tecla e di diverse confraternite, oltre ai documenti più recenti della Conferenza Episcopale Tarraconense. Negli ultimi anni vi sono stati incorporati anche diversi fondi personali, come quello dell’arcivescovo Josep Pont i Gol. E conserva la bolla papale del 1091 che ordina la restaurazione dell’Arcidiocesi di Tarragona, momento chiave nella configurazione della Catalogna. Tra gli altri episodi del centenario, Fuentes ha spiegato come l’esistenza dell’Archivio ha evitato che durante la Guerra Civile sparisse la documentazione storica parrocchiale. Le autorità repubblicane protessero l’Archivio che venne murato per evitare saccheggi. Dopo l’oblio postbellico, venne costruito l’attuale edificio accanto all’Arcivescovado. Nel 1971 Pont i Gol inaugurò la nuova sede voluta dal cardinale Arriba y Castro (malgrado, curiosamente, i fondi statali per l’archivio finirono quando arrivò a Tarragona un arcivescovo sgradito al regime franchista).

Fuentes, direttore dal 1999, ha sottolineato “la politica archivistica inclusiva e di collaborazione” che si è voluta mantenere. Oltre ai professionisti, la struttura conta su uno staff di volontari e attraverso internet è iniziato un progetto collaborativo per indicizzare i registri dei sacramenti. Chiunque può collaborare a estrarre dati attraverso il web. Con questo progetto si è riusciti già a indicizzare quasi 700.000 registri. Contemporaneamente si sono iniziate a digitalizzare 15.000 documenti con oltre 2 milioni di immagini disponibili in rete.