Voleu rebre les notícies?

Subscriviu-vos al butlletí gratuït

(Jordi Llisterri –CR) Quando si guardano i sondaggi sembra che tutto sia in caduta libera. Nemmeno l'immagine di alcune parrocchie “invecchiate” nel fine settimana è molto incoraggiante. Però i dati dimostrano che la pratica religiosa in Catalogna non è una questione irrilevante. Circa due milioni di catalani sono più o meno praticanti. Vale a dire assistono più o meno regolarmente alle funzioni religiose.

I dati dell'ultimo Barometro sulla religiosità della Direzione generale di Affari religiosi richiama l'attenzione sul fatto che quasi il 70% dei catalani non assistono mai ad alcun tipo di culto. Sono dati precedenti la pandemia e che escludono le celebrazioni di tipo sociale come matrimoni e funerali. Però guardando l’altra faccia della medaglia, senza che ci sia alcun obbligo, il 30% dei catalani partecipano più o meno abitualmente a qualche celebrazione religiosa. La metà sporadicamente, il resto in maniera regolare, ogni settimana o almeno una volta al mese.

La domanda del Barometro non fa distinzioni tra confessioni (lo vedremo dopo). Però se questo 30% si proietta sulla popolazione, risulta che circa due milioni di catalani assistono ad atti di culto. Oltre 600.000 ogni settimana (il calcolo è fatto sulla base di 6,54 milioni di catalani maggiori di 16 anni oggetto del sondaggio).  

 

 

Sono molti o pochi? È difficile fare paragoni ma se si considera che 600.000 persone vanno ogni settimana ad un evento religioso sono 31 milioni di partecipanti l'anno (50 milioni se si aggiungono quelli che ci vanno almeno una volta al mese). Per esempio, prendiamo alcuni dati del mondo culturale e del tempo libero. Ogni anno nei cinema catalani ci sono 19 milioni di spettatori. A teatro, tre milioni. I sondaggi dicono anche che l’11% dei catalani dedicano il loro tempo libero a leggere, e una percentuale simile fa sport. Il 70% di catalani non partecipa mai a un atto di culto, ma quanti ce ne sono che non vanno mai a teatro, al cinema, che non leggono o non fanno sport? Il cinema, il teatro, i libri o la pratica sportiva hanno la stessa rilevanza sociale della pratica religiosa?

Tornando alla pratica religiosa, l'idea più diffusa è che sia un fenomeno che riguarda soltanto gli anziani. Certamente a partire dai 65 anni i dati crescono molto. Però la ripartizione per età mostra un fenomeno interessante. La seconda fascia con più praticanti, leggermente sopra la media, è quella da 16 a 24 anni, la più giovane. Un segnale interessante perché altri dati dei sondaggi del CEO mostrano che nella fascia più giovane sembra essersi interrotto il declino per l'interesse dell'esperienza religiosa.

 

 

Quando proiettiamo queste percentuali sulla popolazione ci sono ancora dati interessanti. Se proporzionalmente tra i 35 e i 50 anni le percentuali sono più basse, quando si prende in considerazione la popolazione per età, il numero di praticanti non è una cifra da disprezzare. Fino a mezzo milione nella fascia di mezza età. E, nel caso dei giovani, più di 100.000 assistono regolarmente agli atti di culto. Quali altre attività giovanili mobilitano in modo regolare più di 100.000 giovani? O fino a 250.000 in maniera sporadica? O mezzo milione di catalani di una determinata fascia d'età?  

 

 

Infine, è interessante una ripartizione di questi dati per confessioni religiose. Com'è c'era da aspettarsi, nelle religioni minoritarie ci sono un coinvolgimento e una pratica molto più estesi da parte dei propri membri. Tra gli intervistati che si definiscono cattolici c'è una pratica religiosa molto simile alla media della popolazione. Un dato abbastanza atteso perché i cattolici rappresentano oltre il 50% della popolazione e le altre confessioni il 18%.

Focalizziamoci sulle due religioni minoritarie con maggiori presenze in Catalogna. Gli evangelici sono circa il 7% dei catalani intervistati; i musulmani il 4,3%. Più della metà di coloro che dichiarano di seguire l'islam affermano di assistere regolarmente alle funzioni religiose, la maggior parte ogni settimana. È la percentuale di praticanti più alta. Tra gli evangelici, 1/3 sono praticanti regolari. Tutto ciò evidenzia l’esistenza di quello che potremmo definire un protestantesimo o un islamismo non praticante.

 

 

Come curiosità, si può segnalare che il 10% degli agnostici e circa il 5% degli atei catalani dicono che talvolta durante l'anno assistono a un evento religioso (ricordiamo che la domanda esclude cerimonie come funerali o matrimoni). Ovviamente il sondaggio non ne spiega i motivi. Per esempio, se per accompagnare un familiare, per curiosità antropologica, per tradizione o anche perché apporta loro qualcosa. In ogni caso la stima riporta che circa 120.000 agnostici e atei qualche volta nell'anno partecipano a un atto di culto.

Riportando i dati del Barometro alla popolazione maggiore di 16 anni, per le tre principali confessioni catalane risultano 3,5 milioni di cattolici, 500.000 protestanti e poco meno di 300.000 musulmani. A partire da queste cifre si può calcolare in maniera approssimativa quanta gente va a messa, partecipa al culto protestante o si reca in una moschea o in un centro islamico.

Così protestanti e musulmani catalani che assistono regolarmente al loro culto sono molti di più di 100.000 e superano o si avvicinano a 200.000 quando si aggiungono quelli che lo fanno sporadicamente.

E almeno 600.000 cattolici catalani vanno regolarmente a messa. E 1,3 milioni in modo sporadico.

Queste cifre assolute sono una estrapolazione, però tornano a riproporre l'interrogativo: un fatto sociale che mobilita centinaia di migliaia di persone ogni settimana, ha la proiezione sociale che merita? Perché mettono in evidenza che c'è “ancora” molta gente che va a messa.