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(Jordi Llisterri-CR) L’arcivescoov di Barcellona, cardinale Joan Josep Omella, ha inviato una lettera al clero diocesano per concretizzare alcuni passi verso la ripresa delle celebrazioni nelle parrocchie. Non fissa una data specifica in attesa di sapere in quale giorno di maggio il territorio diocesano sarà incluso nella Fase 1 (quella che permette l’apertura delle chiese con una partecipazione limitata un terzo della capienza, ndt) ma annuncia due date per riprendere gli eventi comunitari. L’11 giugno vuole concelebrare una messa per i sacerdoti che compiono 25 o 50 anni di ordinazione, una celebrazione che non si è potuta fare, come ogni anno, nella Settimana Santa. Inoltre, annuncia che il primo evento diocesano con presenza di fedeli potrebbe essere l’ordinazione di nuovi sacerdoti il 28 giugno.

I due annunci sono solo una previsione e sono soggetti alla situazione e alle indicazioni sanitarie di ogni momento però mostroano la volontà di riprendere prima dell’estate gli eventi diocesani. Se si potranno celebrare, si terranno nella Basilica della Sagrada Familia, perché l’ampiezza del tempio permette di rispettare le distanze di sicurezza.

L’arcidiocesi ipotizza anche una messa funebre diocesana entro agosto ma prima incoraggia le parrocchie a celebrare i funerali che non si sono potuti tenere durante il confinamento.

La lettera del cardinale Omella a sacerdoti e diaconi insiste molto sulla necessità di rispondere alle conseguenze economiche e sociali della crisi che non finiranno con il termine del “lockdown”. Col supporto del consiglio episcopale diocesano, fa un appello diretto a tutti i sacerdoti a donare una parte del proprio stipendio o a fare una donazione fissa alla Caritas, a un’associazione benefica o alle necessità della stessa parrocchia. È una misura che si sta adottando nella maggior parte delle diocesi.

Invita anche a estendere questa iniziativa ai fedeli perché inizino o aumentino il loro contributo economico agli enti caritativi. “Un invito a recuperare in modo proattivo la consuetudine della decima” dice la lettera. Anticamente, era il 10% delle rendite che si chiedevano ai fedeli per sostenere la Chiesa, ora si propone di destinarla alla carità.

La lettera fa riferimento anche alle difficoltà economiche che avranno le parrocchie che non hanno potuto realizzare alcuna colletta nelle ultime settimane e richiederanno la solidarietà diocesana. Come gesto simbolico, il costo della cena annuale che si faceva con tutti i sacerdoti della diocesi sarà destinato a questa finalità.

Barcellona non ha ancora stabilito una data per la ripresa delle messe nelle parrocchie, sarà comunicata quando sarà definitiva. Nulla lascia prevedere che sia prima di metà maggio. In ogni caso, bisognerà adottare le raccomandazioni rese note in settimana e si continua a raccomandare che  le persone anziane, malate o a rischio non escano di casa.

Per questo motivo si indica ai sacerdoti più esposti per motivi di età o di salute di non essere loro ad aprire le chiese. Si propone che l’apertura sia coordinata tra diversi cappellani di ogni zona e si conti sulla collaborazione di volontari. Dall’arcidiocesi, il segretariato diocesano dei giovani offre volontari per questo compito.

Alcune chiese sono state aperte qualche ora durante il confinamento per offrire punti di preghiera ai fedeli ma senza culto pubblico. Nella nuova situazione, a parte la ripresa delle messe, si potranno aprire più templi ma servirà una nuova logistica per garantire norme igieniche e sanitarie.

La lettera dell’arcivescovo insiste su alcune di queste misure e ricorda che la comunione va data in mano evitando il contatto tra quanti la ricevono.