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(CR) L’abate di Montserrat, Josep Maria Soler, spiega come l’abbadia ha vissuto l’ultimo anno segnato dalla pandemia e ricorda la figura del vescovo claretiano Pere Casaldàliga. In un’intervista rilasciata in occasione della festa della Madonna di Montserrat (il 27 aprile, ndt) Soler ha voluto esprimere anche la sua preghiera per quanti stanno soffrendo la crisi sanitaria ed economica.

A Montserrat la pandemia è stata vissuta “con preoccupazione e in sintonia con i malati e quanti li hanno accompagnati”. Nonostante le restrizioni sanitarie non abbiamo permesso di ospitare pellegrini e visitatori, circostanza che ha avuto pesanti ripercussioni economiche sull’abbadia, i monaci sono rimasti in contatto con molta gente. Le trasmissioni delle celebrazioni liturgiche sono state seguite da molte persone e, inoltre, molti benedettini hanno svolto un accompagnamento spirituale in maniera telematica.

Soler ritiene che è “comprensibile e molto umano” che ci sia chi perde la speranza in tempi così complicati. Ma “i cristiani hanno motivi di speranza in ogni situazione, per quanto siano difficili” spiega. Il fondamento, afferma, è Gesù. “Lui dice che anche se dovessimo affrontare problemi, sofferenza e morte, l’ultima parola ce l’hanno il bene e l’amore. La vita sulla morte”

Nella videointervista, l’abate ha anche parole in ricordo di Pere Casaldàliga. Ne sottolinea la coerenza di vita e il lavoro per la giustizia a favore dei più oppressi della società. Il legame del vescovo, morto lo scorso agosto, con Montserrat, diventò molto stretto in occasione del centenario della proclamazione della Madonna patrona della Catalogna (nel 1981, ndt).

“Mi rivolgo alla Madre di Dio per tutte le persone che soffrono gli effetti della pandemia e per i loro familiari” confessa Soler. Per essere anche in grado di superare le conseguenze economiche e per trovare “una giusta via d’uscita alla situazione sociale e politica che vive la Catalogna”.