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(Laura Mor –CR) In occasione dell’8 marzo, Giornata internazionale della donna, Catalunya Religió ha analizzato la presenza delle donne in posti di responsabilità all’interno della Chiesa catalana. Concretamente, ci siamo soffermati sugli organismi diocesani, dalle curie di ogni diocesi alle delegazioni, ai consigli pastorali e ai segretariati interdiocesani dipendenti dalla Conferenza Episcopale Tarraconense. Abbiamo ricercato profili di responsabilità che possono essere ricoperti sia da uomini che da donne. La fotografia finale parla da sola.

Gli uomini sono presenti praticamente nella totalità degli organismi decisionali. Il caso più emblematico è quello dei centri di formazione superiore o universitaria: non c’è alcuna donna alla guida di una facoltà o di un istituto ecclesiastico. Tutti i direttori e i decani sono uomini. Questo comprende la Facoltà di Teologia di Catalogna, l’Istituto di Teologia Fondamentale e l’Istituto di Liturgia dell’Ateneo Universitario Sant Pacià, come pure gli istituti superiori di scienze religiose di Barcellona, Vic, Girona, Tarragona, Lleida e Tortosa (‘San Damaso’).

In controtendenza c’è solo Mani Unite: nel 90% dei casi – a eccezione di Girona – troviamo delegate diocesane. L’associazione che si dedica alla cooperazione internazionale ha una particolare impronta femminile. Fin dalla sua origine è stata promossa da volontarie e attualmente, nei posti di responsabilità, mantiene questa caratteristica.

Al contrario, le cifre si invertono in un campo d’azione sociale molto simile: quello della direzione e delle delegazioni delle Caritas diocesane. Al momento, alla guida c’è circa il 90% di uomini e solo il 10% di donne.

Abbiamo visto questi due ambiti di azione sociale con un peso storico e istituzionale molto specifico. Ma che succede con il resto degli incarichi diocesani? Se riuniamo il resto dei settori – patrimonio, catechesi, gioventù, vocazioni, vita consacrata, dialogo interreligioso ed ecumenismo, carceri, pastorale del lavoro, anziani, famiglia ecc. – come pure istituzioni diverse – musei, archivi, pubblicazioni, confraternite ecc. – il conto finale è di 192 uomini e 55 donne, equivalente rispettivamente al 78% e al 22%.

E i segretariati interdiocesani? Sono organi di coordinamento tra diocesi presieduti da vescovi a cui vengono assegnati diversi ambiti di lavoro. Accanto al vescovo responsabile di quel determinato settore c’è una persona di riferimento che normalmente ha funzioni direttive e finisce per gestire con una visione pastorale complessiva l’ambito di competenza. Vi troviamo catechesi, gioventù, patrimonio, salute, comunicazione, insegnamento, pastorale del lavoro, turismo e santuari. Nell’86% dei casi sono uomini, la maggioranza dei quali sacerdoti o religiosi. Al momento c’è solo una donna alla guida di un segretariato, quello dei mezzi di comunicazione sociale (SIMCOS).

Se guardiamo gli incarichi di curia – segretari generali, personali dei vescovi, portavoce, cancellieri, economi e vicari giudiziali – ci sono l’83% di uomini e il 17% di donne. La curia è lo staff di fiducia del vescovo, che si occupa della quotidianità dell’istituzione. Le poche donne che ci sono, nella maggioranza delle curie vescovili, sono segretarie generali o cancelliere.

Un altro capitolo di riflessione si apre a partire dai consigli pastorali. A priori, un organismo molto più plurale e diversificato. Si tratta di un ente consultivo, con una parte di rappresentanza di diritto – vescovo, vicari territoriali, e per ambiti, arcipreti e delegati diocesani – e una parte di membri di libera scelta. In questi casi, e con una visione d’insieme tra le diocesi, troviamo che 6 membri su 10 sono uomini.

In fondo alla classifica di rappresentanza femminile nei consigli pastorali troviamo Lleida (20% di donne) e Terrassa (24%). Al top Vic (58%) e, subito dopo, Solsona (57%).

Per elaborare questa infografica abbiamo consultato dati pubblici e aggiornati delle diocesi e della Conferenza Episcopale Tarraconense.