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(Glòria Barrete –CR)  Oltre 1100 persone dormono per strada a Barcellona e da diversi giorni lo fanno con temperature intorno allo zero. Due giovani senzatetto sono morti proprio in questi giorni per il freddo. Per cercare di alleviare tale situazione, l’ospedale da campo della chiesa di S. Anna è tornato ad aprire le sue porte di notte dallo scorso lunedì sera per ospitare una dozzina di persone sui banchi attrezzati.

Sono poche le persone che si sono potute riparare dal freddo nella chiesa, ammette Xavier Morlans, uno dei sacerdoti a capo del progetto sociale al centro di Barcellona, ma serve anche come denuncia nei confronti dei dormitori municipali della città, precari e insufficienti. Lo scorso fine settimana il comune di Barcellona ha aperto un enorme dormitorio nei locali della Fiera, a Montjuïc. Un servizio criticato dalle associazioni di volontariato perché è lontano, è troppo grande e fa registrare episodi di violenza e furti. “I senzatetto non vogliono andare fino alla Fiera, bisognerebbe realizzare strutture più piccole, più familiari e non avere vergogna di collocarli al centro della città” spiega Morlans.

L’ospedale da campo di S. Anna fu aperto quattro anni fa proprio in occasione dell’ondata di freddo che ci fu a Barcellona nel gennaio 2017. Ogni giorno vengono distribuiti colazione e pranzo a 120 persone nel chiostro gotico. Da lunedì è consentito anche a una dozzina di persone di rimanere a dormire. I banchi della chiesa sono dotati di materassini ignifughi e antiacaro, dove riporre il sacco a pelo e gli articoli per l'igiene personale.

A tutti gli ospiti viene rilevata la temperatura e vengono sottoposti a tampone prima di permettergli di rimanere a dormire. “Chiunque dorme qui è conosciuto da noi, tutti quelli che entrano a S. Anna sono conosciuti con nome e cognome”.

“Il fatto di nascondere i poveri o spedirli in un angolo di periferia è tipico delle città turistiche” denuncia Morlans “Manca l’ascolto di queste persone, non si tratta di adottare una soluzione grossolana o metterci una pezza ma di ascoltare e cercare di dare una risposta a queste 1100 persone che dormono per strada a Barcellona”.

E non è solo il freddo che preoccupa i volontari, anche la pioggia è un grandissimo nemico di questa gente. “Ogni giorno che piove pensi ai tanti giovani che conosciamo e che sappiamo che dormono sotto gli alberi a Montjuïc. Alcuni sono universitari che sono venuti a studiare qui, hanno avuto sfortuna e sono finiti per strada. Quando piove la notte ti si stringe il cuore pensando a Bryan o a tanti altri” dice Morlans.

Da quattro anni l’ospedale da campo di S. Anna cerca di accogliere, ascoltare, aiutare e integrare. Ogni settimana, oltre a medici e psicologi, viene un’equipe di orientamento lavorativo. Attualmente ci sono quattro ragazzi che vivono in uno degli appartamenti della parrocchia che stanno seguendo un corso per diventare agenti di sicurezza. “Bisogna dare la canna, non il pesce” afferma il sacerdote “e se l’esperimento riesce, lo continueremo”.

Si prospettano mesi duri e difficili a livello sociale. Da S. Anna chiedono di mettere in campo i mezzi per uscire da questa crisi e realizzare una rete di dormitori accessibili ed efficienti. “La casa è sempre la priorità, come dimostrano paesi come la Finlandia che lo hanno ben chiaro, il cosiddetto ‘housing first’” spiega Morlans.

“Noi non abbiamo mai voluto essere una mensa sociale o un ospizio, il nostro carisma è accogliere e creare legami, non dare da mangiare ma stare seduti a tavola con loro”. Per questo parlano di tavola di fraternità e non di mensa sociale. “Chi dorme e vive per strada, abituato a non essere neppure guardato, ha bisogno sia di mangiare che di una persona che stia un po’ di tempo a parlare con lui guardandolo negli occhi”.

Un’altra organizzazione ecclesiale che lavora a Barcellona con i senzatetto è S. Egidio. Diversi giorni alla settimana portano la cena a persone che vivono per strada. In questi giorni di freddo intenso hanno raddoppiato gli sforzi. “Oltre alla cena, che cerchiamo sempre di fare in modo che sia calda, abbiamo avviato una raccolta di coperte, sacchi a pelo e cappotti” spiega Meritxell Téllez. “Il freddo presenta il conto a molti clochard” ricorda. Negli ultimi giorni, con la pioggia e le temperature in picchiata, la situazione è drammatica. “Le persone arrivavano al servizio di accoglienza con gli abiti zuppi”. Questo, dicono, “rende più complicato sopravvivere per strada con dignità”.

Per quanto riguarda il dormitorio della Fiera, Téllez dice che bisogna chiedersi come mai non è stato aperto prima senza aspettare il gelo. “Dal giorno di Natale già faceva molto freddo ed erano attese basse temperature. Bisogna cercare soluzioni a lungo termine. Perché non utilizzare gli alberghi che ora sono chiusi?” conclude.